Quote from presentation zen – 1

Presentation Zen di Garr Reynolds rappresenta, insieme all’altrettanto bello slide:ology, il testo imprescindibile per tutti coloro che vogliono progettare e realizzare presentazioni innovative ed efficaci. Un libro a mio parere fondamentale tanto per top manager quanto per studenti universitari, così come il blog di riferimento.

Ho provato a raccogliere in questo post – e nei successivi – le citazioni più interessanti e significative utilizzate da Reynolds a supporto delle sue idee:

Quando è costretta a lavorare dentro un’armatura rigida, l’immaginazione subisce la prova più dura, e produrrà le idee migliori. Se ha piena libertà, è probabile che finirà per adagiarsi.

- T.S. Eliot

Reynolds parla a tal proposito dell’ “arte di lavorare con le restrizioni”: Quello che si può imparare dai designer professionisti è che: 1) i vincoli e le restrizioni sono un potente alleato e non un nemico; 2) stabilire da soli limiti e criteri è spesso fondamentale per un buon lavoro creativo.

La vita è fatta di limiti e restrizioni di ogni tipo, ma questi non sono necessariamente nocivi, anzi sono utili e possono essere perfino fonte d’ispirazione, perché ci sfidano a considerare in modo diverso e più creativo un determinato problema (pp. 39-42).

Open Mind, Open Enterprise

JeromesPOV

“In qualsiasi azienda, le persone o i gruppi che sono messi in competizione e sono premiati se fanno meglio degli altri tenderanno a tenere per sé le informazioni. Soprattutto nel caso delle aziende che producono tecnologia, il tenere per sé i dati impedisce di fare un buon lavoro.

Le aziende che ricorsero alla condivisione e alla collaborazione avevano in comune con il mondo Linux quell’intimo e fluido nesso tra soluzione dei problemi e individuazione dei problemi che è il segno esperienziale della maestria tecnica. In un contesto competitivo, invece, per misurare le prestazioni e distribuire le ricompense si ricorre alla “chiusura” e a una definizine netta dei criteri di successo.

La storia della nascita della telefonia mobile risulterà del tutto comprensibile a qualunque musicista: l’esecuzione della musica da camera o della musica orchestrale può migliorare soltanto in quel modo, specialmente durante le prove. Il pubblico magari immagina che lavorare con un direttore d’orchestra o con un solista di grido sia di per sé un’esperienza trascinante per gli orchestrali, che il livello di qualità stabilito dal solista elevi quello di tutti gli altri; ma questo dipende da come si comporterà il virtuoso.

In realtà, un solista  che si estrae dalla collegialità dell’orchestra può ridurre la voglia degli orchestrali di suonare bene. Gli ingegneri informatici, come i musicisti, sono animali fortemente competitivi; per entrambi i problemi cominciano quando viene meno la collaborazione, che può compensare gli squilibri, perché allora il lavoro si degrada. La narrazione trionfalistica ha finito per non tenere conto di questo necessario equilibrio”.

- Richard Sennett, L’uomo artigiano

Merry [Tech]Xmas

Vince Chui

The State of the Twittersphere

(via TechCrunch) How many followers do most people really have on Twitter? The average number of both followers and other members people on Twitter are following is about 70, according to the State of the Twittersphere, a new report by Web marketing startup HubSpot. But that average is skewed by elite Twitterers who have hundreds or thousands of followers. The vast majority of people on Twitter use it to keep in touch with a much smaller circle of friends and peers. For those with 50 or fewer followers (three quarters of all users), the average number of followers is 15.6 and the average number of people they are following is 18.4.

HubSpot’s State of the Twittersphere report is inspired by Technorati’s State of the Blogosphere, which tries to quantify trends across all the blogs it tracks. HubSpot gets its data from Twitter Grader, a site it operates that generates a grade for Twitter users based on factors such as how many followers they have, the reach of the people who are following them, and how often they post updates.

Here is a glance at some of the more interesting findings.

  • Twitter is dominated by newer users – 70% of Twitter users joined in 2008
  • An estimated 5-10 thousand new accounts are opened per day
  • 35% of Twitter users have 10 or fewer followers
  • 9% of Twitter users follow no one at all
  • There is a strong correlation between the number of followers you have and the number of people you follow


State of the Twittersphere – Get more Information Technology

Social Media Lab – il corso!

Lo scorso anno ho lavorato insieme a Francesco D’Orazio e ad Antonio Bonanno all’ideazione e alla realizzazione dei primi due incontri di Social Media Lab, primo ciclo di conferenze promosse dall’Università IULM di Milano su Web 2.0 e Social Media.

Ci sono ottime notizie a riguardo: la Fondazione Cariplo ha deciso di finanziare un progetto a cui io e Francesco abbiamo lavorato negli ultimi mesi e ora, finalmente, Social Media Lab è diventato un corso di formazione d’eccellenza per gli studenti IULM con inizio previsto a marzo 2009.

Il corso si concentrerà, come è lecito attendersi, sull’evoluzione del web e sulle nuove forme di comunicazione promosse su media sociali. Nello specifico, il percoso formativo proposto sarà modellato intorno a tre macro-aree:

  • Educational
  • Business
  • Entertainment

Il nostro principale obiettivo è quello di coniugare la didattica frontale con una vasta serie di workshop e attività laboratoriali capaci di sfruttare il coinvolgimento diretto dei professionisti del settore. Vogliamo sbilanciare la didattica dalla parte dei professionisti, proprio per concedere il giusto risalto a quanti operano concretamente in quest’ambito, sia a livello nazionale che internazionale.

Il percorso formativo sarà poi completato dall’avvio di 3 laboratori relativi ad ognuna delle 3 macro-aree di didattica frontale, per poi consludersi con un tirocinio all’estero in instituzioni di ricerca o organizzazioni aziendali.

Insomma, quello che stiamo cercando di realizzare è un corso davvero innovativo per lo scenario italiano. Vorremmo poter garantire agli studenti una formazione più pratica che teorica, garantendo la conoscenza di tecniche e strumenti per poter competere in questo settore a livello internazionale. Che poi il nostro paese faccia (ancora) fatica a riconoscere e soprattutto gratificare in termini economici figure professionali operanti nel settore del web e dei social media bhè…questa è tutta un’altra storia…

About Itsme

Dopo aver segnalato l’evento, provo ora a raccogliere alcune riflessioni intorno alla presentazione del progetto Itsme di martedì. Non voglio dilungarmi più di tanto nella descrizione del progetto, che delego alle slide ufficiali embeddate di seguito:

Quel che posso fare è provare a sintetizzare in poche righe il concept di Itsme: sin dal Superbowl del 1984, giorno in cui Apple ha presentato al mondo intero il suo Macintosh, il personal computer continua a basarsi, a livello di interfaccia, sulla metafora del desktop (anche se, come viene precisato nelle slide, l’idea della desktop metaphor è stata sviluppata in origine dal team di Alan Kay presso lo Xerox Parc).

Da più di trent’anni tutti noi, ancora oggi, continuiamo a lavorare e a interagire con macchine basate su un’interfaccia ormai datata, incapace di tenere il passo rispetto alla mole di informazioni utilizzate (information overload) e, ancor di più, alla costante evoluzione del web.

Partendo da questo scenario nasce e si sviluppa l’idea di Itsme: inventare una nuova workstation in grado di risolvere il problema della dispersione di informazioni e progettata per ottimizzare le principali attività di knowledge working. Come riuscirci? Basando il sistema su una nuova metafora: “stories and venues”.

Storie e luoghi in cui le storie avvengono. La sfida principale di Itsme risiede nel tentativo di classificare tutte le informazioni a nostra disposizione in base alle storie di cui quelle stesse informazioni fanno parte. Adottando la vecchia desktop metaphor, siamo infatti costretti a classificare e ricercare le nostre informazioni attraverso una strategia casuale e incompleta di “divide et impera”. Senza dimenticare il fatto che quando lavoriamo vorremmo avere tutte le informazioni più significative di fronte, perché anche il solo cercarle equivale a una distrazione.

Le storie e i luoghi in cui le storie prendono senso sono, nel progetto Itsme, il punto di partenza fondamentale per dividere e classificare le informazioni e i contenuti di un personal computer. Senza andare oltre nella descrizione delle specifiche del progetto, vorrei provare ora a schematizzare quelli che reputo essere i “pro” e i “contro” dell’iniziativa promossa dal prof. De Michelis: Read the rest of this entry »

Interaction Design Innovating Workstations

Come forse si è capito non mi piace molto utilizzare il blog per segnalare eventi, fatta eccezione per quelli che reputo davvero interessanti e che (a mio parere naturalmente) meritano di essere seguiti.

Questo me l’ha segnalato Leeander via Twitter e conoscendo il prof. De Michelis e io suoi progetti mi pare proprio che valga la pena dedicare un post alla seguente segnalazione:

Nell’ambito del corso “Laboratorio di Sistemi Informativi e Tecnologie per l’Interazione 1″, Giorgio De Michelis terrà un seminario dal titolo “interaction design innovating workstation”.

Data: 9 dicembre 2008, 10.30 – 12.30

Luogo: Università di Milano-Bicocca / edificio Disco U14 / sala Seminari Primo Piano – Viale Sarca 336 – 20126 Milano

Questo l’abstract dell’evento:

Negli ultimi 30 anni abbiamo avuto una innovazione limitata nel settore dei personal computer. La metafora del desktop è diventata l’interfaccia utente standard, con i suoi vantaggi (es. facilità di apprendimento) e svantaggi (es. mancanzadi context awareness).

Nel seminario verrà presentata Itsme, una iniziativa italiana che mira a progettare la prossima generazione di workstation. L’interaction design è la base del progetto, che si fonda sul coinvolgimento di un’ampia comunità di utenti che partecipano allo sviluppo.

Le prime fasi di progettazione hanno condotto a una nuova metafora per il personal computer, basata su “stories and venues”. La metafora è stata adottata per lo sviluppo di un nuovo front-end di un sistema operativo open source, che intende soddisfare i bisogni e i desideri dei knowledge workers.

Ten People All Twitter Beginners Should be Following (ma anche no!)

My Twitter Class of ‘08

Ancora su Twitter: a me è capitato appena iscritto di non sapere bene quali persone seguire – non che ora mi sia del tutto chiaro… :D

Personalmente, ho utilizzato come “hub” alcuni blogger di cui mi fidavo molto e sono partito dalle loro reti di followers/following per espandere la mia. Ma chi sono le persone che ogni neofita di Twitter dovrebbe seguire? In questo post Mark Hayward ha provato a rispondere a questa domanda proponendo la seguente Top 10:

  1. Guy Kawasaki: @guykawasakiTwitter Bio Online magazine editor.
  2. Jeff Pulver: @jeffpulverTwitter Bio Technology Anthropologist”; Entrepreneur; Early-Stage Seed Investor; speaker, Living in Social Media.
  3. Chris Brogan: @chrisbroganTwitter Bio Social media type, but love the emerging enterprise tech space, too.
  4. Liz Strauss: @lizstraussTwitter Bio Social Web Strategist – I show businesses & universities how to choose and use social media tools to make business growth faster and easier.
  5. Jim Long: @newmediajimTwitter Bio New media soul trapped in an old media body.
  6. Brian Solis: @briansolisTwitter Bio http://en.wikipedia.org/wiki/Brian_Solis
  7. Laura Fitton: @PistachioTwitter Bio Much excitement and geekiness about where this all leads.
  8. Steve Rubel: @steverubelTwitter Bio (from website) Exploring how emerging technologies are revolutionizing marketing communications.
  9. Robert Scoble: @scobleizerTwitter Bio Tech geek blogger @ http://scobleizer.com.
  10. Gary Vaynerchuk: @garyveeTwitter Bio I do this: http://tv.winelibrary.com and I care about this: The health and happiness of my Family and Friends. Keep it simple!

Mmm…discutibile. Non tanto per la qualità e le competenze di alcuni dei personaggi sopracitati, quanto per l’eccessiva autoreferenzialità delle loro “Bio”. Guardate quante volte, in soli 10 nomi, ricorrono i termini “social media”, “social web” e “new media”. Certo, per me che cerco di studiare l’evoluzione dei Social Media questi possono (anzi sono) riferimenti molto importanti, ma mi piacerebbe che Twitter uscisse dal circuito elitario e totalmente autoreferenziale in cui si trova. Read the rest of this entry »

Tim O’Reilly: Why I Love Twitter

Di Twitter ne hanno parlato e ne continuano a parlare in molti, esperti o persone comuni che siano. Ma cosa pensa di Twitter il “padre” del Web 2.0? Quelle che seguono sono le 6 principali motivazioni per cui Tim O’Reilly ha dichiarato di amare Twitter:

  1. Twitter is simple. Twitter does one small thing, and does it well. Folks like Robert Scoble sing the praises of Friendfeed, which you could think of as twitter++. After all, it’s got comments and aggregation of data from multiple services. But despite its powerful premise, Friendfeed hasn’t dented Twitter’s growth. Personally, I don’t have time to wade through the comments; for me, Twitter is about quick hits, not about extended discussion. And while I love the promise of service aggregation, I tend to think that trying to marry it to commenting obscures its potential. Less is more. New services like peoplebrowsr are reframing service aggregation in a richer way, as a way of learning more about the people you follow, browsing the social graph. (Peoplebrowsr is still in alpha, but I think it has real potential as a social graph explorer, rather than as yet another people feed-reader.)
  2. Twitter works like people do. If I’m interested in someone, I don’t have to ask their permission to follow them. I don’t have to ask if they will be my friend: that is something that evolves naturally over time. If you’re a public figure like I am, the metaphor of mutual “friending” is truly broken. I get tens of thousands of friend requests from people I don’t know. Accepting would make it impossible for me to use a social tool to keep in touch with my real friends. Friend groups don’t really help.Twitter’s brilliant social architecture means that anyone can follow me, and I can follow anyone else (unless they want to keep their updates private.) Gradually, through repeated contact, we become friends. @ replies that can only be seen by people followed by both parties to a conversation create a natural kind of social grouping, as well as social group extensibility, as I gradually get more and more visibility into new people that my friends already know. Meanwhile, truly private direct messages are also supported. Read the rest of this entry »

Ho scoperto Bubble Project qualche giorno fa grazie a Current. La loro iniziativa, simile per certi versi alle azioni del gruppo AdBusters, nasce con lo scopo di offrire a chiunque uno spazio di riflessione critica rispetto alla comunicazione e all’advertising tradizionale. Come? Semplice, offrendo a chiunque la possibilità di scrivere un messaggio, un’idea, una breve riflessione all’interno di una nuvoletta in stile comics “appiccicata” su un cartellone pubblicitario.

Questo il loro manifesto:

Our communal spaces are being overrun with ads. Train stations, streets, squares, busses, and subways now scream one message after another at us. Once considered “public”, these spaces are increasingly being seized by corporations to propagate their message. We the public, are both target and victim of this media attack.

The Bubble Project instantly transform these annoying corporate monologues into open dialogues. They encourage anyone to fill them in with any expression, free from censorship. More Bubbles mean more freed spaces, more sharing of personal thoughs, more reactions to current events, and most importantly, more imagination and fun.