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	<title>neXres &#187; user experience</title>
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		<title>Semplicità: perché è importante</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 22:40:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[user experience]]></category>
		<category><![CDATA["presentation zen"]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
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Quote from Presentazion Zen &#8211; 2:
Le nostre vite si perdono nel dettaglio. Semplificate, semplificate.
- Henry David Thoreau
(Garr Reynolds) Esiste un equivoco di fondo su cosa sia la semplicità e cosa significhi oggi essere semplici. Molti, per esempio, confondono il semplice con il semplicistico o con ciò che viene semplificato al punto da diventare ambiguo o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/11016633@N07/1166491146/"><img class="alignnone size-full wp-image-260" title="1166491146_deb1fd04f2_o" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/12/1166491146_deb1fd04f2_o.jpg" alt="" width="500" height="344" /></a></p>
<p>Quote from <a href="http://www.presentationzen.com/" target="_self"><strong>Presentazion Zen</strong></a> &#8211; 2:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em><span style="color: #999999;">Le nostre vite si perdono nel dettaglio. Semplificate, semplificate.</span></em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: right;"><em><span style="color: #999999;">- Henry David Thoreau</span></em></p>
<p style="text-align: left;">(<strong>Garr Reynolds</strong>) Esiste un equivoco di fondo su cosa sia la semplicità e cosa significhi oggi essere semplici. Molti, per esempio, confondono il semplice con il semplicistico o con ciò che viene semplificato al punto da diventare ambiguo o fuorviante.</p>
<p style="text-align: left;">Ad alcuni la parola &#8220;semplice&#8221; fa pensare sempre a un processo di ipersemplificazione, che trascura le complessità di un problema e genera confusione ed evidenti falsità. Gli uomini politici sono avezzi a questo tipo di operazione.</p>
<p style="text-align: left;">Ma non è di questa semplicità che parlo. Quella a cui mi riferisco non nasce da una situazione di pigrizia o ignoranza, quanto piuttosto da un intelligente desiderio di chiarezza che giunge all&#8217;essenza del problema. Non è un obiettivo facilmente raggiungibile. La semplicità non è per nulla facile (p. 103).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quote from presentation zen &#8211; 1</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/12/26/quote-from-presentation-zen-1/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 22:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quotes]]></category>
		<category><![CDATA[user experience]]></category>
		<category><![CDATA["presentation zen"]]></category>
		<category><![CDATA["visual design"]]></category>

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		<description><![CDATA[
Presentation Zen di Garr Reynolds rappresenta, insieme all&#8217;altrettanto bello slide:ology, il testo imprescindibile per tutti coloro che vogliono progettare e realizzare presentazioni innovative ed efficaci. Un libro a mio parere fondamentale tanto per top manager quanto per studenti universitari, così come il blog di riferimento.
Ho provato a raccogliere in questo post &#8211; e nei successivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/32885915@N00/1103149658/"><img class="alignnone size-full wp-image-249" title="1103149658_6de2de9b8f" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/12/1103149658_6de2de9b8f.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/gp/product/0321525655/103-6148611-3957463?ie=UTF8&amp;tag=garrreynoldsc-20&amp;linkCode=xm2&amp;camp=1789&amp;creativeASIN=0321525655" target="_self"><strong>Presentation Zen</strong></a> di <a href="http://www.garrreynolds.com/" target="_self"><strong>Garr Reynolds</strong></a> rappresenta, insieme all&#8217;altrettanto bello <a href="http://www.amazon.com/gp/product/0596522347?ie=UTF8&amp;tag=slideology-20&amp;linkCode=as2&amp;camp=1789&amp;creative=9325&amp;creativeASIN=0596522347" target="_self"><strong>slide:ology</strong></a>, il testo imprescindibile per tutti coloro che vogliono progettare e realizzare <strong>presentazioni innovative ed efficaci</strong>. Un libro a mio parere fondamentale tanto per top manager quanto per studenti universitari, così come il <a href="http://www.presentationzen.com/" target="_self"><strong>blog</strong></a> di riferimento.</p>
<p>Ho provato a raccogliere in questo post &#8211; e nei successivi &#8211; le citazioni più interessanti e significative utilizzate da Reynolds a supporto delle sue idee:</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left; padding-left: 30px;"><span style="color: #999999;"><em>Quando è costretta a lavorare dentro un&#8217;armatura rigida, l&#8217;immaginazione subisce la prova più dura, e produrrà le idee migliori. Se ha piena libertà, è probabile che finirà per adagiarsi.</em></span></p>
<p style="text-align: right; padding-left: 30px;"><span style="color: #999999;"><em>- T.S. Eliot</em></span></p>
<p style="text-align: left;">Reynolds parla a tal proposito dell&#8217; &#8220;arte di lavorare con le restrizioni&#8221;: Quello che si può imparare dai designer professionisti è che: 1) i vincoli e le restrizioni sono un potente alleato e non un nemico; 2) stabilire da soli limiti e criteri è spesso fondamentale per un buon lavoro creativo.</p>
<p style="text-align: left;">La vita è fatta di limiti e restrizioni di ogni tipo, ma questi non sono necessariamente nocivi, anzi sono utili e possono essere perfino fonte d&#8217;ispirazione, perché ci sfidano a considerare in modo diverso e più creativo un determinato problema (pp. 39-42).</p>
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
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		<title>About Itsme</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/12/11/about-itsme/</link>
		<comments>http://www.nexres.org/2008/12/11/about-itsme/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 14:50:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Interaction Design]]></category>
		<category><![CDATA[Social Design]]></category>
		<category><![CDATA[future]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver segnalato l&#8217;evento, provo ora a raccogliere alcune riflessioni intorno alla presentazione del progetto Itsme di martedì. Non voglio dilungarmi più di tanto nella descrizione del progetto, che delego alle slide ufficiali embeddate di seguito:
ITSME: Interaction design innovating workstations (Seminar)
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Quel che posso fare è provare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver <a href="http://www.nexres.org/2008/12/03/interaction-design-innovating-workstations/" target="_self">segnalato l&#8217;evento</a>, provo ora a raccogliere alcune riflessioni intorno alla presentazione del progetto <a href="http://www.itsme.it/" target="_self"><strong>Itsme</strong></a> di martedì. Non voglio dilungarmi più di tanto nella descrizione del progetto, che delego alle slide ufficiali embeddate di seguito:</p>
<div id="__ss_835830" style="width: 425px; text-align: left;"><a style="font:14px Helvetica,Arial,Sans-serif;display:block;margin:12px 0 3px 0;text-decoration:underline;" title="ITSME: Interaction design innovating workstations (Seminar)" href="http://www.slideshare.net/itsmesrl/itsme-a-new-workstation-to-exploit-the-potential-of-the-cyberspace-presentation?type=powerpoint">ITSME: Interaction design innovating workstations (Seminar)</a><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=itsme-a-new-workstation-to-exploit-the-potential-of-the-cyberspace-milano02-1228919474848773-1&amp;stripped_title=itsme-a-new-workstation-to-exploit-the-potential-of-the-cyberspace-presentation" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slideshare.net/swf/ssplayer2.swf?doc=itsme-a-new-workstation-to-exploit-the-potential-of-the-cyberspace-milano02-1228919474848773-1&amp;stripped_title=itsme-a-new-workstation-to-exploit-the-potential-of-the-cyberspace-presentation" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">View SlideShare <a style="text-decoration:underline;" title="View ITSME: Interaction design innovating workstations (Seminar) on SlideShare" href="http://www.slideshare.net/itsmesrl/itsme-a-new-workstation-to-exploit-the-potential-of-the-cyberspace-presentation?type=powerpoint">presentation</a> or <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/upload?type=powerpoint">Upload</a> your own. (tags: <a style="text-decoration:underline;" href="http://slideshare.net/tag/itsme">itsme</a> <a style="text-decoration:underline;" href="http://slideshare.net/tag/web">web</a>)</div>
</div>
<p><img style="visibility: hidden; width: 0px; height: 0px;" src="http://counters.gigya.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.0NXC/bT*xJmx*PTEyMjg5OTU*NTgyODQmcHQ9MTIyODk5NTQ3NTIwOSZwPTEwMTkxJmQ9Jmc9MiZ*PSZvPTQwNjk3M2UzZDVlNzQwMDdhZTBkODk3YWUxMTg*MzYz.gif" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p>Quel che posso fare è provare a sintetizzare in poche righe il concept di Itsme: sin dal Superbowl del 1984, giorno in cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apple" target="_self"><strong>Apple</strong></a> ha presentato al mondo intero il suo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apple_Macintosh" target="_self"><strong>Macintosh</strong></a>, il personal computer continua a basarsi, a livello di interfaccia, sulla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Desktop_metaphor" target="_self"><strong>metafora del desktop</strong></a> (anche se, come viene precisato nelle slide, l&#8217;idea della desktop metaphor è stata sviluppata in origine dal team di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Kay" target="_self"><strong>Alan Kay</strong></a> presso lo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Xerox_Palo_Alto_Research_Center" target="_self"><strong>Xerox Parc</strong></a>).</p>
<p>Da più di trent&#8217;anni tutti noi, ancora oggi, continuiamo a lavorare e a interagire con macchine basate su un&#8217;interfaccia ormai datata, incapace di tenere il passo rispetto alla mole di informazioni utilizzate (information overload) e, ancor di più, alla costante evoluzione del web.</p>
<p>Partendo da questo scenario nasce e si sviluppa l&#8217;idea di Itsme: inventare una <strong>nuova workstation</strong> in grado di risolvere il problema della <strong>dispersione di informazioni </strong>e progettata per ottimizzare le principali attività di <strong>knowledge working</strong>. Come riuscirci? Basando il sistema su una <strong>nuova metafora</strong>: <strong>&#8220;stories and venues&#8221;</strong>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-218" title="slides-seminario-itsme-9-dicembre" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/12/slides-seminario-itsme-9-dicembre.jpg" alt="" width="500" height="313" /></p>
<p>Storie e luoghi in cui le storie avvengono. La sfida principale di Itsme risiede nel tentativo di classificare tutte le informazioni a nostra disposizione in base alle storie di cui quelle stesse informazioni fanno parte. Adottando la vecchia desktop metaphor, siamo infatti costretti a classificare e ricercare le nostre informazioni attraverso una strategia casuale e incompleta di &#8220;divide et impera&#8221;. Senza dimenticare il fatto che quando lavoriamo vorremmo avere tutte le informazioni più significative di fronte, perché anche il solo cercarle equivale a una distrazione.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-221" title="slides-seminario-itsme-9-dicembre-2" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/12/slides-seminario-itsme-9-dicembre-2.jpg" alt="" width="500" height="318" /></p>
<p>Le storie e i luoghi in cui le storie prendono senso sono, nel progetto Itsme, il punto di partenza fondamentale per dividere e classificare le informazioni e i contenuti di un personal computer. Senza andare oltre nella descrizione delle specifiche del progetto, vorrei provare ora a schematizzare quelli che reputo essere i &#8220;pro&#8221; e i &#8220;contro&#8221; dell&#8217;iniziativa promossa dal <a href="http://www.unimib.it/go/Home/Pagine-Speciali/Elenco-Docenti/DE-MICHELIS-GIORGIO" target="_self"><strong>prof. De Michelis</strong></a>: <span id="more-214"></span></p>
<p><strong>PRO</strong></p>
<ul>
<li>lodevole e assolutamente condivisibile la volontà di proporre un&#8217;alternativa rispetto alla vecchia desktop metaphor;</li>
<li>apprezzabile anche lo sforzo compiuto in fase di progettazione nell&#8217;osservare da vicino non solo le necessità ma anche e soprattutto i desideri degli utenti;</li>
<li>inclusione dell&#8217;asse temporale nell&#8217;architettura dell&#8217;interfaccia, in modo tale che l&#8217;interfaccia possa attingere a una profondità cronologica nel recuperare prima le venue a cui si sta lavorando e poi le venue archiviate;</li>
<li>il sistema di organizzazione delle informazioni e dei contenuti vuole essere leggero, non gerarchico e, cosa ancor più importante, trasparente al&#8217;utente in ogni singola azione;</li>
<li>si tratta di un&#8217;idea innovativa nata in Italia e sviluppata da un team italiano, elemento non da poco se rapportato all&#8217;ambiziosità del progetto;</li>
<li>Il front-end si basa su Linux, lo sviluppo del software è affidato a programmatori Linux e il prodotto finale verrà rilasciato in modalità open source;</li>
<li>grande attenzione riservata al design nella progettazione dell&#8217;hardware che dovrà ospitare il nuovo sistema operativo;</li>
<li>il considerare la comunicazione come elemento fondamentale di progettazione. Lo si è visto in eventi come lo <a href="http://www.itsme.it/news/2008/10/21/some-video-highlights-from-smau/" target="_self"><strong>Smau</strong></a> o il <a href="http://www.itsme.it/news/2008/10/23/1st-day-at-fdc-firenze-rocks/" target="_self"><strong>Festival della Creatività</strong></a>, nel corso dei quali è stato chiesto alle persone di partecipare, in modo divertente e innovativo, alla fase di progettazione del sistema.</li>
</ul>
<p><strong>CONTRO</strong></p>
<ul>
<li>Gli obiettivi principali di Itsme sono la realizzazione di un nuovo sistema operativo unita all&#8217;ideazione e alla realizzazione di un laptop innovativo in cui installare il nuovo OS. Ideare e costruire da zero sia il software che l&#8217;hardware di un simile progetto fa un po&#8217; tremare i polsi, se si pensa alle risorse quasi illimitate in termini di investimento e sviluppo su cui possono contare i mostri sacri del settore. La mia (poca) esperienza mi ha insegnato che 9 volte su 10 (o forse anche di più) l&#8217;idea meno innovativa con a disposizione un budget migliore vince sull&#8217;idea davvero innovativa priva di un budget adeguato. Per cui, vista l&#8217;entità del progetto, auguro al team di Itsme di trovare persone interessate a investire seriamente sul loro progetto, altrimenti qualsiasi tentativo di fare guerra ai giganti del settore sarà perso in partenza;</li>
<li>in molti stanno investendo sul <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing" target="_self"><strong>cloud computing</strong></a>, mentre Itsme dichiara con orgoglio di guardare da tutt&#8217;altra parte, privilegiando a un approccio web based un sistema in cui l&#8217;utente è in pieno possesso di contenuti e informazioni, senza bisogno di utilizzare server di terze parti. Di certo il controllo dei propri dati è forse il maggior problema del cloud computing, ma i vantaggi relativi alla possibilità di accedere ai dati da qualsiasi dispositivo sono senza alcun dubbio rilevanti e giustificano gli ingenti investimenti di molte società verso questa direzione. Ragionando anche su un possibile inserimento nel mercato di un futuro laptop Itsme, questo dovrebbe a mio parere scontrarsi anche con la quota emergente di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Netbook" target="_self">netbook</a> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ASUS_Eee_PC" target="_self">Eee Pc</a> e simili) che trovano parte del loro successo proprio sull&#8217;utilizzo del cloud computing. Non dimentichiamoci che sempre più &#8220;knowledge workers&#8221; (il target ideale di Itsme) lavorano a casa o in ufficio su un fisso potente mentre in mobilità preferiscono la leggerezza e le dimensioni ridottissime di un netbook (senza dimenticare i costi ridotti). In più, questa sorta di preclusione verso il cloud computing potrebbe creare problemi di convergenza tra Itsme e altri dispositivi mobili;</li>
<li>la principale ambizione di Itsme è, da quanto ho potuto percepire, quella di sfidare Apple ponendosi come una reale alternativa per coloro che utilizzano il personal computer in modo professionale. Al di là di qualsiasi sproporzione tra i due versanti in termini di budget e risorse a cui attingere, Apple è da considerarsi uno degli esempi più illustri di ciò che <a href="http://www.saatchikevin.com/" target="_self"><strong>Kevin Roberts</strong></a> definisce <a href="http://www.lovemarks.com/index.php?pageID=20021" target="_self"><strong>&#8220;lovemark&#8221;</strong></a>: un brand capace non solo di fidelizzare i proprio clienti, ma addirittura di farli innamorare del prodotto, creando un rapporto  fortemente empatico tra prodotto (o servizio) e consumatori. Apple è un lovemark consolidato, Itsme vuole diventarlo. Per quanto alcuni guru del marketing parlino di marketing emozionale, l&#8217;empatia verso un prodotto è quanto di più difficile ci sia da progettare. L&#8217;ennesima sfida, difficile quanto affascinante, a cui Itsme è chiamata a rispondere.</li>
</ul>
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		<title>Interaction Design Innovating Workstations</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/12/03/interaction-design-innovating-workstations/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 14:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interaction Design]]></category>
		<category><![CDATA[Social Design]]></category>
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		<description><![CDATA[
Come forse si è capito non mi piace molto utilizzare il blog per segnalare eventi, fatta eccezione per quelli che reputo davvero interessanti e che (a mio parere naturalmente) meritano di essere seguiti.
Questo me l&#8217;ha segnalato Leeander via Twitter e conoscendo il prof. De Michelis e io suoi progetti mi pare proprio che valga la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-209" title="itsme" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/12/itsme.jpg" alt="" width="500" height="269" /></p>
<p>Come forse si è capito non mi piace molto utilizzare il blog per segnalare eventi, fatta eccezione per quelli che reputo davvero interessanti e che (a mio parere naturalmente) meritano di essere seguiti.</p>
<p>Questo me l&#8217;ha segnalato <a href="http://www.leeander.com/" target="_self"><strong>Leeander</strong></a> via <a href="http://twitter.com/" target="_self"><strong>Twitter</strong></a> e conoscendo il prof. <a href="http://www.unimib.it/go/Home/Pagine-Speciali/Elenco-Docenti/DE-MICHELIS-GIORGIO" target="_self"><strong>De Michelis</strong></a> e io suoi progetti mi pare proprio che valga la pena dedicare un post alla seguente segnalazione:</p>
<p><strong>Nell&#8217;ambito del corso &#8220;Laboratorio di Sistemi Informativi e Tecnologie per l&#8217;Interazione 1&#8243;, Giorgio De Michelis terrà un seminario dal titolo &#8220;interaction design innovating workstation&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Data:</strong> 9 dicembre 2008, 10.30 &#8211; 12.30</p>
<p><strong>Luogo:</strong> Università di Milano-Bicocca / edificio Disco U14 / sala Seminari Primo Piano &#8211; Viale Sarca 336 &#8211; 20126 Milano</p>
<p>Questo l&#8217;<strong>abstract</strong> dell&#8217;evento:</p>
<p><em>Negli ultimi 30 anni abbiamo avuto una innovazione limitata nel settore dei personal computer. La <strong>metafora del desktop </strong>è diventata l&#8217;interfaccia utente standard, con i suoi vantaggi (es. facilità di apprendimento) e svantaggi (es. mancanzadi context awareness). </em></p>
<p><em>Nel seminario verrà presentata <a href="http://www.itsme.it/" target="_self"><strong>Itsme</strong></a>, una iniziativa italiana che mira a progettare la <strong>prossima generazione di workstation</strong>. L&#8217;<strong>interaction design </strong>è la base del progetto, che si fonda sul coinvolgimento di un&#8217;ampia comunità di utenti che partecipano allo sviluppo.</em></p>
<p><em>Le prime fasi di progettazione hanno condotto a una <strong>nuova metafora per il personal computer</strong>, basata su <strong>&#8220;stories and venues&#8221;</strong>. La metafora è stata adottata per lo sviluppo di un nuovo front-end di un <strong>sistema operativo open source</strong>, che intende soddisfare i bisogni e i desideri dei knowledge workers</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tim O&#8217;Reilly: Why I Love Twitter</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/12/01/tim-oreilly-love-twitter/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 00:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interaction Design]]></category>
		<category><![CDATA[user experience]]></category>
		<category><![CDATA[web tool]]></category>
		<category><![CDATA["Tim O'Reilly"]]></category>
		<category><![CDATA[microblogging]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[
Di Twitter ne hanno parlato e ne continuano a parlare in molti, esperti o persone comuni che siano. Ma cosa pensa di Twitter il &#8220;padre&#8221; del Web 2.0? Quelle che seguono sono le 6 principali motivazioni per cui Tim O&#8217;Reilly ha dichiarato di amare Twitter:

Twitter is simple. Twitter does one small thing, and does it [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-199" title="2397881577_af4dfd55fe_o" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/12/2397881577_af4dfd55fe_o-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>Di <a href="http://twitter.com/" target="_self"><strong>Twitter</strong></a> ne hanno parlato e ne continuano a parlare in molti, esperti o persone comuni che siano. Ma cosa pensa di Twitter il &#8220;padre&#8221; del Web 2.0? Quelle che seguono sono le <strong>6 principali motivazioni</strong> per cui <a href="http://radar.oreilly.com/tim/" target="_self"><strong>Tim O&#8217;Reilly</strong></a> ha dichiarato di amare Twitter:</p>
<ol>
<li><strong>Twitter is simple.</strong> Twitter does one small thing, and does it well. Folks like <a href="http://twitter.com/scobleizer">Robert Scoble</a> sing the praises of Friendfeed, which you could think of as twitter++. After all, it&#8217;s got comments and aggregation of data from multiple services. But despite its powerful premise, Friendfeed hasn&#8217;t dented Twitter&#8217;s growth. Personally, I don&#8217;t have time to wade through the comments; for me, Twitter is about quick hits, not about extended discussion. And while I love the promise of service aggregation, I tend to think that trying to marry it to commenting obscures its potential. Less is more. New services like <a href="http://www.peoplebrowsr.com/">peoplebrowsr</a> are reframing service aggregation in a richer way, as a way of learning more about the people you follow, browsing the social graph. (Peoplebrowsr is still in alpha, but I think it has real potential as a social graph explorer, rather than as yet another people feed-reader.)</li>
<li><strong>Twitter works like people do</strong>. If I&#8217;m interested in someone, I don&#8217;t have to ask their permission to follow them. I don&#8217;t have to ask if they will be my friend: that is something that evolves naturally over time. If you&#8217;re a public figure like I am, the metaphor of mutual &#8220;friending&#8221; is truly broken. I get tens of thousands of friend requests from people I don&#8217;t know. Accepting would make it impossible for me to use a social tool to keep in touch with my real friends. Friend groups don&#8217;t really help.Twitter&#8217;s brilliant social architecture means that anyone can follow me, and I can follow anyone else (unless they want to keep their updates private.) Gradually, through repeated contact, we become friends. @ replies that can only be seen by people followed by both parties to a conversation create a natural kind of social grouping, as well as social group extensibility, as I gradually get more and more visibility into new people that my friends already know. Meanwhile, truly private direct messages are also supported. <span id="more-198"></span>I don&#8217;t know who first used the term &#8220;ambient intimacy&#8221; but it&#8217;s a great description of what begins to happen on Twitter. I know not just what people are thinking about or reading, but enough about what they are doing that our relationship deepens, just like real-world friendships. People who follow me on Twitter learn that I&#8217;m making jam or pies, or gardening or riding my bike or feeding the horses, things that I&#8217;d never (or rarely, since I&#8217;m doing it here) share on my blog. I know a lot more about many of my professional contacts that makes them more into friends. And in the case of my family, who keep their updates private and visible only to a limited group of real friends, we can keep in touch in small ways that mean a lot. I get special moments of my wife or daughters&#8217; day that we might not have shared otherwise. It&#8217;s truly lovely.</li>
<li><strong>Twitter cooperates well with others.</strong> Rather than loading itself down with features, it lets others extend its reach. There are dozens of powerful third-party interface programs; there are hundreds of add-on sites and tools. Twitter even lets competitors (like FriendFeed or Facebook) slurp its content into their services. But instead of strengthening them, it seems to strengthen Twitter. It&#8217;s the new version of embrace and extend: inject and take over. (Scoble recently noticed that <a href="http://twitter.com/Scobleizer/statuses/1027031924">60%+ of his friends&#8217; updates on Facebook actually came from twitter</a>.   And as John Battelle noted in <a href="http://twitter.com/johnbattelle/statuses/1029764073">a recent tweet</a>, &#8220;I noticed now that my FBook status is updated with Twitter, I get responses in Fbook, but would like to see them here.&#8221; It might seem like a strength for Facebook to allow Twitter to update its status feed, but not the other way around, but I think Facebook will one day realize that Twitter has taken them over&#8230;.)</li>
<li><strong>Twitter transcends the web</strong>. Like all of the key internet services today, Twitter is equally at home on the mobile phone. Even on the PC, I find myself using a separate client (Twhirl is an Adobe Air program) that provides a rich, alternate interface.</li>
<li><strong>Twitter is user-extensible.</strong>The @syntax for referring to users, hashtags, and whatever you call the use of $ as a special symbol for reference to financial instruments, were all user-generated innovations that, because of Twitter&#8217;s simplicity, allowed for third party services to be layered not just on the API, but on the content.</li>
<li><strong>Twitter evolves quickly.</strong> Perhaps because its features are so minimal, new user behaviors seem to propagate across Twitter really quickly. It&#8217;s a bit like the reason that fruit flies are used for genetic research: the short lifespan compresses the time for mutations to take hold. Perhaps a better analogy would be the speed of cultural evolution among humans compared to biological evolution. The most fascinating evolution happening on Twitter isn&#8217;t an evolution of the software, but an evolution in user behavior and in the types of data that are being shared.</li>
</ol>
<p>L&#8217;articolo completo <a href="http://radar.oreilly.com/2008/11/why-i-like-twitter.html" target="_self"><strong>qui.</strong></a></p>
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		<title>Perché mi sto innamorando di Tumblr</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 23:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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Mi sto innamorando di Tumblr. Ho scoperto questo servizio qualche mese fa, molto incuriosito da quanti lo recensivano come una sorta di &#8220;blog asociale&#8220;. Un vero e proprio ossimoro difficile da ignorare occupandomi di social media.
Mi sto innamorando di Tumblr perché credo fermamente nel valore della semplicità non solo in termini di design, ma a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-171" title="2159331562_440cbef9cb_o" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/10/2159331562_440cbef9cb_o-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>Mi sto innamorando di <a href="http://www.tumblr.com" target="_self"><strong>Tumblr</strong></a>. Ho scoperto questo servizio qualche mese fa, molto incuriosito da quanti lo recensivano come una sorta di &#8220;<strong><a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2007/04/17/23/200704172301" target="_self">blog asociale</a></strong>&#8220;. Un vero e proprio ossimoro difficile da ignorare occupandomi di social media.</p>
<p>Mi sto innamorando di Tumblr perché credo fermamente nel <strong>valore della semplicità</strong> non solo in termini di <strong>design</strong>, ma a più ampio raggio come <strong>filosofia di vita</strong>. E&#8217; questa la più grande lezione che si può trarre dalle parole di <a href="http://simplicity.media.mit.edu/" target="_self"><strong>John Maeda</strong></a> e, prima ancora, di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ludwig_Mies_van_der_Rohe" target="_self"><strong>Ludwig Mies van der Rohe</strong></a>.</p>
<p><strong>Less is More</strong>, dunque. Ma l&#8217;estrema <strong>semplicità e funzionalità della sua interfaccia</strong> è bilanciata dal <strong>minimalismo quasi provocatorio del suo design</strong>. Questione di gusti, sicuramente, ma di fronte all&#8217;ostentata ipertrofia di widget che dilaga nella blogosfera, la prima volta che sono entrato in Tumblr ho avuto una sensazione simile a quando chiusi nel traffico della tangenziale immaginiamo per un attimo di poter sostare comodamente in un&#8217;area verde, lontana da clacson e ingorghi stradali.</p>
<p>Di certo non potrebbero usare Tumblr coloro che utilizzano il proprio blog come fonte diretta di business. Niente AdSense, nessuno spazio nel template per l&#8217;advertising, figuriamoci banner. Di certo non potrebbero usare Tumblr coloro che non vogliono rinunciare a un canale di comunicazione bidirezionale (o quasi) con i propri lettori. Tumblr, infatti, <strong>non permette l&#8217;aggiunta di commenti ai post</strong>. Avete capito bene.</p>
<p>E qui viene il bello. Perché, dunque, postare qualcosa, mettere in condivisione un&#8217;informazione, un&#8217;immagine o un video, senza permettere che gli altri utenti possano esprimere  il proprio parere a riguardo? Il web 2.0 si regge infatti intorno al presupposto della partecipazione. Ad ogni possessore di un blog fa piacere ricevere i commenti di altri utenti intorno a ciò che si scrive. Almeno per me, ma penso di parlare a nome di molti, i commenti sono quasi sempre fonte per ulteirori stimoli e riflessioni, utilissimi sia a livello personale che professionale.  Siamo o non siamo nell&#8217;era dei social media, dove i mercati sono conversazioni e il passaparola è alla base delle più moderne forme di marketing e comunicazione online? <strong>Tumblr è volutamente &#8220;asociale&#8221; per dare un&#8217;alternativa al blogging tradizionale</strong>. Questa è l&#8217;unica spiegazione, la più semplice. <span id="more-170"></span></p>
<p>Ma ce n&#8217;è un&#8217;altra di spiegazione, forse più sottile, che mi sta facendo letteralmente innamorare di questo servizio. Ho cercato di analizzare da vicino il modo in cui alcuni blogger, famosi e meno famosi, utilizzano un Tumblr blog accanto al proprio blog &#8220;ufficiale&#8221;. Alcuni di loro hanno sperimentato Tumblr per qualche mese e poi lo  hanno abbandonato, spinti forse solo dal desiderio di testare in prima persona l&#8217;ennesimo nuovo tool. Ma decisamente  più interessanti sono coloro che, pur privilegiando il proprio blog ufficiale, continuano ad aggiornare con regolarità anche il proprio Tumblr. E&#8217;  come, per  usare  un&#8217;altra metafora, se il Tumblr fosse il <strong>&#8220;b-side&#8221;</strong> dei loro blog ufficiali. Quello spazio ancora grezzo, &#8220;sporco&#8221;, in cui un blogger appunta idee, opinioni, link, prima di trasformarli in un ragionamento compiuto, in un post sapientemente &#8220;impacchettato&#8221;.</p>
<p>Come gli schizzi o gli scarabocchi tratteggiati velocemente su un pezzo di carta, o su un post-it impiastricciato, che spesso sono il primo step di un progetto destinato ad avere successo, o costretti invece solo a rimanere l&#8217;espressione di un&#8217;idea fugace incapace di consolidarsi. La sensazione avuta, e che come tale deve essere presa, è che molti postino su Tumblr &#8220;fregandosene&#8221; di chi leggerà. Lo dico in termini positivi, sia ben chiaro. E&#8217; come dire: &#8220;tutti i miei lettori conoscono a memoria il mio blog, quella è la bella copia di ciò che  scrivo e penso. Tumblr non lo conosce ancora nessuno, al massimo lo leggono un paio di miei amici o colleghi. Su Tumblr non ho il dovere di piacere a tutti, sono solo spunti, citazioni che mi piacciono, foto che mi hanno ispirato, tutto qui&#8221;.</p>
<p>Tumblr sembra essere, dunque, <strong>uno spazio privato da condividere, ma anche no!</strong>. Altro ossimoro dunque, altra contraddizione in termini. Ma è proprio questa la sensazione prevalente che ho avuto in queste prime settimane di utilizzo. Per questo motivo, il mio Tumblr non sarà un mini-blog di &#8220;appoggio&#8221; per il blog ufficiale (sempre che questo lo sia). Sarà semplicemente un mio spazio, dove infilerò senza alcuna logica, tag o categoria le mie cose, quelle che mi piacciono e mi sono utili, fregandomene di qualsiasi aspetto &#8220;social&#8221;. Semplice.</p>
<p>ps. il mio Tumblr è <a href="http://nexres.tumblr.com/" target="_self"><strong>questo</strong></a> <img src='http://www.nexres.org/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Glossom Project</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/07/22/glossom-project/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 21:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
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		<description><![CDATA[
Professional update: con grande piacere ed entusiasmo nei prossimi mesi proverò a dare il mio (piccolo) contributo allo sviluppo della nuova release di Glossom. Glossom è un Social Network dedicato a Fashion, Style and Creativity. Il progetto, ancora in fase &#8220;alpha&#8221;, ha l&#8217;obiettivo di fornire agli utenti una piattaforma attraverso cui poter condividere collezioni creative [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-134" title="glossom-logo-3" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/glossom-logo-3.jpg" alt="" width="500" height="156" /></p>
<p><strong>Professional update</strong>: con grande piacere ed entusiasmo nei prossimi mesi proverò a dare il mio (piccolo) contributo allo sviluppo della nuova release di <a href="http://www.glossom.com/" target="_self"><strong>Glossom</strong></a>. <strong>Glossom</strong> è un <strong>Social Network </strong>dedicato a<strong> Fashion, Style and Creativity</strong>. Il progetto, ancora in fase &#8220;alpha&#8221;, ha l&#8217;obiettivo di fornire agli utenti una piattaforma attraverso cui poter <strong>condividere collezioni creative di immagini, video e testo</strong>.</p>
<p>Mi sono avvicinato a questo progetto già da qualche mese, apprezzandone il particolare posizionamento rispetto ai tanti soc nets già presenti sul mercato, sia in ambito italiano che internazionale. La <strong>filosofia</strong> di Glossom potrebbe essere riassunta così: ogni giorno ognuno di noi sceglie le cose che più gli piacciono e le immagini che meglio descrivono la propria personalità e il proprio gusto. Facciamo abitualmente questo, in maniera naturale, per esprimere noi stessi rispetto alle persone che ci circondano. Alcuni lo fanno per lavoro, altri semplicemente per divertimento. Glossom nasce allo scopo di trasferire questa esperienza on line, <strong>consentendo alle persone di condividere il proprio stile, le proprie competenze, i propri desideri</strong>.</p>
<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/snapshot2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-131" title="snapshot2" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/snapshot2-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Il meccanismo alla base di Glossom è molto semplice:</p>
<ol>
<li><strong>Add Items</strong>: registrandosi è possibile uploadare immagini e video dal proprio computer, importarle da altre piattaforme di sharing (Flickr, YouTube, Photobucket) o catturandole dal web attraverso un bookmarklet;</li>
<li><strong>Create Collections</strong>: grazie a un visual composer, gli item selezionati possono essere raccolti in collezioni personalizzabili;</li>
<li><strong>See and Socialize</strong>: è possibile visionare le collezioni degli altri utenti e costruire relazioni sociali in base alla condivisione di uno stile o di un particolare oggetto.</li>
</ol>
<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/snapshot3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-132" title="snapshot3" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/snapshot3-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></p>
<p>Glossom è dunque un Social Network sviluppato attorno a un determinato <strong>Social Object</strong>, rappresentato nel caso specifico dalla <strong>collezione</strong>. Il concetto di Social Object è racchiuso molto efficacemente nell&#8217;ormai famosa definizione di <a href="http://www.gapingvoid.com/Moveable_Type/archives/004390.html" target="_self"><strong>Hugh MacLeod</strong></a>:</p>
<p><em>&#8220;The Social Object, in a nutshell, is the reason two people are talking to each other, as opposed to talking to somebody else. Human beings are social animals. We like to socialize. But if think about it, there needs to be a reason for it to happen in the first place. That reason, that &#8220;node&#8221; in the social network, is what we call the Social Object&#8221;</em>.</p>
<p><strong>E&#8217; infatti attorno alla collezione che gli utenti di Glossom hanno la possibilità di proiettare il proprio senso di stile e di instaurare rapporti di amicizia o di semplice collaborazione con altri utenti</strong>.</p>
<p><span id="more-129"></span>Per questa collaborazione devo ringraziare <a href="http://www.linkedin.com/in/privizzi" target="_self"><strong>Piero Rivizzigno</strong></a>, Presidente e Fondatore di Glossom, con il quale nei ultimi mesi ho instaurato una bella amicizia prima ancora di un rapporto professionale. Con Piero abbiamo parlato spesso della &#8220;storia&#8221; di Glossom e delle difficoltà da lui incontrate nel reperire personale valido all&#8217;interno del panorama italiano. Mi ha raccontato, in particolare, delle difficoltà che sta tuttora incontrando nella scelta di un <strong>visual designer</strong> di livello: il precedente visual designer, un ragazzo italiano che viveva in Svezia per ragioni di studio, prima ancora di essere contattato per questo progetto aveva firmato un contratto molto prestigioso che lo ha &#8220;costretto&#8221; a trasferirsi negli Stati Uniti (guarda caso&#8230;). Le cose non sembrano andare meglio per ciò che concerne l&#8217;<strong>interaction designer</strong>, altra &#8220;razza&#8221; in via di estinzione in terra italica&#8230;</p>
<p>Credo che le medesime difficoltà riguardino da vicino anche molte altre start-up italiane. Tuttavia, organizzando il <a href="http://www.socialmedialab.net/" target="_self"><strong>MiniBar</strong></a> e partecipando come spettatore al recente <a href="http://www.techgarage.eu/" target="_self"><strong>TechGarage</strong></a>, ho notato con estremo piacere il consolidarsi di rapporti professionali tra giovani imprenditori e professionisti coinvolti nel lancio della propria start-up. Ritengo che questo approccio aperto e collaborativo sia il vero valore aggiunto su cui puntare, soprattutto in un paese come il nostro, spesso restio a investire denaro, tempo e risorse umane in progetti forse rischiosi, ma anche in ragione di questo estremamente affascinanti.</p>
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		<title>Xbox 360: New User Interface and User Experience</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 10:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interaction Design]]></category>
		<category><![CDATA[Videogame]]></category>
		<category><![CDATA[user experience]]></category>
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		<category><![CDATA["The Sims"]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata presentata qualche giorno fa, durante l&#8217;ultimo E3 Summit, la nuova interfaccia utente dell&#8217;Xbox 360:

Come si vede nel video, la nuova user experience proprosta dalla consolle di casa Microsoft sembra subire molti influssi delle consolle concorrenti. La fruzione &#8220;sociale&#8221; non solo on line ma anche in presenza, simboleggiata dall&#8217;allegra famiglia comodamente adagiata sul divano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata presentata qualche giorno fa, durante l&#8217;ultimo <a href="http://www.e3expo.com/" target="_self"><strong>E3 Summit</strong></a>, la <strong>nuova interfaccia utente</strong> dell&#8217;<a href="http://www.xbox.com/it-IT/hardware/compare101.htm" target="_self"><strong>Xbox 360</strong></a>:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XNA0fNUpWjA" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/XNA0fNUpWjA"></embed></object></p>
<p>Come si vede nel video, la <strong>nuova user experience</strong> proprosta dalla consolle di casa Microsoft sembra subire molti influssi delle consolle concorrenti. La fruzione &#8220;sociale&#8221; non solo on line ma anche in presenza, simboleggiata dall&#8217;allegra famiglia comodamente adagiata sul divano di casa o dal gruppo di amici pronto a sfidarsi, è un chiaro riferimento agli ormai celebri spot della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=73yDRm8KaWY" target="_self"><strong>Wii</strong></a>.</p>
<p>L&#8217;Xbox 360 aspira  ad essere utilizzato come un vero e proprio <strong>media-center</strong>, unendo quindi la fruzione di musica e video a quella dei videogiochi (e fin qui nulla di nuovo, anche <a href="http://it.playstation.com/" target="_self"><strong>Playstation 3</strong></a> si muove su questa stessa linea).</p>
<p>Fa riflettere invece la <strong>nuova</strong> <strong>user interface</strong>, che ricorda molto (forse anche troppo) da vicino il classico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cover_Flow" target="_self"><strong>Cower Flow</strong></a> di casa <a href="http://www.apple.com/it/" target="_self"><strong>Apple</strong></a>.</p>
<p>Sono presenti anche servizi di <strong>community</strong> in stile <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Sims" target="_self"><strong>The Sims</strong></a>, che dovrebbero funzionare come <strong>social network</strong> per gli utenti. Insomma, a un primo sguardo il livello di innovazione proposto non sembra proprio così elevato, anzi&#8230;</p>
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