Mi sto innamorando di Tumblr. Ho scoperto questo servizio qualche mese fa, molto incuriosito da quanti lo recensivano come una sorta di “blog asociale“. Un vero e proprio ossimoro difficile da ignorare occupandomi di social media.
Mi sto innamorando di Tumblr perché credo fermamente nel valore della semplicità non solo in termini di design, ma a più ampio raggio come filosofia di vita. E’ questa la più grande lezione che si può trarre dalle parole di John Maeda e, prima ancora, di Ludwig Mies van der Rohe.
Less is More, dunque. Ma l’estrema semplicità e funzionalità della sua interfaccia è bilanciata dal minimalismo quasi provocatorio del suo design. Questione di gusti, sicuramente, ma di fronte all’ostentata ipertrofia di widget che dilaga nella blogosfera, la prima volta che sono entrato in Tumblr ho avuto una sensazione simile a quando chiusi nel traffico della tangenziale immaginiamo per un attimo di poter sostare comodamente in un’area verde, lontana da clacson e ingorghi stradali.
Di certo non potrebbero usare Tumblr coloro che utilizzano il proprio blog come fonte diretta di business. Niente AdSense, nessuno spazio nel template per l’advertising, figuriamoci banner. Di certo non potrebbero usare Tumblr coloro che non vogliono rinunciare a un canale di comunicazione bidirezionale (o quasi) con i propri lettori. Tumblr, infatti, non permette l’aggiunta di commenti ai post. Avete capito bene.
E qui viene il bello. Perché, dunque, postare qualcosa, mettere in condivisione un’informazione, un’immagine o un video, senza permettere che gli altri utenti possano esprimere il proprio parere a riguardo? Il web 2.0 si regge infatti intorno al presupposto della partecipazione. Ad ogni possessore di un blog fa piacere ricevere i commenti di altri utenti intorno a ciò che si scrive. Almeno per me, ma penso di parlare a nome di molti, i commenti sono quasi sempre fonte per ulteirori stimoli e riflessioni, utilissimi sia a livello personale che professionale. Siamo o non siamo nell’era dei social media, dove i mercati sono conversazioni e il passaparola è alla base delle più moderne forme di marketing e comunicazione online? Tumblr è volutamente “asociale” per dare un’alternativa al blogging tradizionale. Questa è l’unica spiegazione, la più semplice. Continue Reading »
Professional update: con grande piacere ed entusiasmo nei prossimi mesi proverò a dare il mio (piccolo) contributo allo sviluppo della nuova release di Glossom. Glossom è un Social Network dedicato a Fashion, Style and Creativity. Il progetto, ancora in fase “alpha”, ha l’obiettivo di fornire agli utenti una piattaforma attraverso cui poter condividere collezioni creative di immagini, video e testo.
Mi sono avvicinato a questo progetto già da qualche mese, apprezzandone il particolare posizionamento rispetto ai tanti soc nets già presenti sul mercato, sia in ambito italiano che internazionale. La filosofia di Glossom potrebbe essere riassunta così: ogni giorno ognuno di noi sceglie le cose che più gli piacciono e le immagini che meglio descrivono la propria personalità e il proprio gusto. Facciamo abitualmente questo, in maniera naturale, per esprimere noi stessi rispetto alle persone che ci circondano. Alcuni lo fanno per lavoro, altri semplicemente per divertimento. Glossom nasce allo scopo di trasferire questa esperienza on line, consentendo alle persone di condividere il proprio stile, le proprie competenze, i propri desideri.
Il meccanismo alla base di Glossom è molto semplice:
Add Items: registrandosi è possibile uploadare immagini e video dal proprio computer, importarle da altre piattaforme di sharing (Flickr, YouTube, Photobucket) o catturandole dal web attraverso un bookmarklet;
Create Collections: grazie a un visual composer, gli item selezionati possono essere raccolti in collezioni personalizzabili;
See and Socialize: è possibile visionare le collezioni degli altri utenti e costruire relazioni sociali in base alla condivisione di uno stile o di un particolare oggetto.
Glossom è dunque un Social Network sviluppato attorno a un determinato Social Object, rappresentato nel caso specifico dalla collezione. Il concetto di Social Object è racchiuso molto efficacemente nell’ormai famosa definizione di Hugh MacLeod:
“The Social Object, in a nutshell, is the reason two people are talking to each other, as opposed to talking to somebody else. Human beings are social animals. We like to socialize. But if think about it, there needs to be a reason for it to happen in the first place. That reason, that “node” in the social network, is what we call the Social Object”.
E’ infatti attorno alla collezione che gli utenti di Glossom hanno la possibilità di proiettare il proprio senso di stile e di instaurare rapporti di amicizia o di semplice collaborazione con altri utenti.
E’ stata presentata qualche giorno fa, durante l’ultimo E3 Summit, la nuova interfaccia utente dell’Xbox 360:
Come si vede nel video, la nuova user experience proprosta dalla consolle di casa Microsoft sembra subire molti influssi delle consolle concorrenti. La fruzione “sociale” non solo on line ma anche in presenza, simboleggiata dall’allegra famiglia comodamente adagiata sul divano di casa o dal gruppo di amici pronto a sfidarsi, è un chiaro riferimento agli ormai celebri spot della Wii.
L’Xbox 360 aspira ad essere utilizzato come un vero e proprio media-center, unendo quindi la fruzione di musica e video a quella dei videogiochi (e fin qui nulla di nuovo, anche Playstation 3 si muove su questa stessa linea).
Fa riflettere invece la nuovauser interface, che ricorda molto (forse anche troppo) da vicino il classico Cower Flow di casa Apple.
Sono presenti anche servizi di community in stile The Sims, che dovrebbero funzionare come social network per gli utenti. Insomma, a un primo sguardo il livello di innovazione proposto non sembra proprio così elevato, anzi…