Archive for the 'research' Category

Snack Culture? La dieta digitale degli studenti universitari

Pubblichiamo online i primi risultati della ricerca “Snack Culture? La dieta digitale degli studenti universitari”.

Potete scaricarla dal sito di Numedia Bios: http://numediabios.eu/

Oppure, potete visionarla, scaricarla o embeddarla sul vostro blog dal nostro account su SlideShare: http://www.slideshare.net/NumediaBios

Ricordo, infine, che l’intera ricerca è rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5.

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Stefano Mizzella on Novembre 13th 2008 in research

Dateci la vostra definizione di democrazia digitale!

Colours, by Albert dj

E’ partito ufficialmente il “contest” di Democrazia Digitale:

Vorremmo che questo convegno fosse diverso dagli schemi tradizionali. Perché ciò accada è necessario riflettere insieme a voi sul tema e i significati della “Democrazia della rete“. Esiste davvero una democrazia digitale? Come si caraterizza e come è possibile definirla? E’ una “democrazia 2.0″ o solo una ribalta dell’esperienza quotidiana all’infuori della rete?

Un tema come quello del rapporto tra democrazia e web non può certo esaurirsi nel panel di discussione di un convegno. Ragionare su un simile argomento significa essere pronti ad accogliere non soltanto le opinioni e i punti di vista dei cosiddetti “esperti”, ma di chiunque voglia affermare il proprio pensiero a riguardo.

E’ per tale motivo che abbiamo ritenuto opportuno rivolgerci alle tante persone che sono entrate a far parte del gruppo di Facebook. Sappiamo che per motivi logistici o lavorativi molti di voi non potranno essere fisicamente presenti al convegno, ma vogliamo che la vostra presenza, anche se a distanza, sia quanto più viva possibile. Allo stesso modo, vogliamo che anche le persone presenti al convegno abbiano uno strumento in più per condividere la propria riflessione, in un modo diverso rispetto alla tradizionale alzata di mano.

Ciò che vi chiediamo, dunque, è di condividere con noi la vostra definizione di “democrazia digitale”. Qual è il vostro personale parere sull’attuale livello di democraticità del web? Come vorreste che fosse il futuro della società in rete?

La vostra definizione potrà essere realizzata in qualsiasi formato digitale preferiate: testo, video, immagini, traccia sonora, presentazione multimediale. Dal canto nostro, noi ci impegneremo a raccogliere i vostri interventi e a mostrarli durante il convegno. I vostri contributi arriveranno direttamente anche ai relatori, che in questo modo avranno l’opportunità non solo di visionarli, ma anche di utilizzarli come spunto di riflessione.

La vostra definizione di democrazia digitale sarà ospitata anche all’interno del blog del convegno.

Per partecipare entrate nel topic dell’Area discussioni Dateci la vostra definizione di democrazia digitale!e portate il vostro contributo!

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Stefano Mizzella on Settembre 25th 2008 in Eventi, Ph.D., University2.0, research

Università 2.0: BOA - Bicocca Open Archive

@bicocca. Foto: rampollo

Negli ultimi giorni sono stato impegnato a ultimare il breve saggio che verrà pubblicato all’interno degli atti di un convegno sulla library 2.0 organizzato lo scorso anno dal CNBA (Coordinamento Nazionale Biblioteche di Architettura). Su invito di Bonaria Biancu e Serena Sangiorgi, ho provato ad articolare la mia riflessione intorno agli scenari attuali e ai modelli di applicazione del concetto di Università 2.0. In particolare, ho cercato di trarre ispirazione dai commenti e dagli spunti di riflessione emersi intorno all’intervista pubblicata recentemente su oneWeb2.0.  Colgo l’occasione per ringraziare sin da ora non solo Bonaria, ma anche Paolo Ferri, Federico Bo e Stefano Besana, perché le loro riflessioni sul rapporto tra formazione e web 2.0 sono state per me fondamentali nella stesura del pezzo.

All’interno della mia trattazione ho segnalato, tra gli esempi di “piattaforme 2.0 per la conoscenza“, anche l’avvio del recentissimo progetto BOA - Bicocca Open Archive. Ne sono venuto a conoscenza proprio attraverso il blog di Bonaria, che di BOA è project manager. Riassumendone brevemente le caratteristiche principali, BOA è il repository dell’università di Milano-Bicocca per l’archiviazione della produzione scientifica di Ateneo, creato nell’ambito del progetto Surplus.

BOA è stato realizzato dalla Biblioteca di Ateneo utilizzando la piattaforma DSpace, il software open source implementato dal Massachusetts Institute of Technology e dalla Hewlett Packard, che permette di catalogare, distribuire e preservare le risorse digitali. Con BOA l’Università si propone di creare una banca dati omnicomprensiva e interoperabile di tutte le pubblicazioni di UNIMIB, dalla quale sia possibile alimentare gli altri moduli di Surplus, ricavare statistiche di consultazione e citazioni bibliografiche ed estrarre informazioni da caricare su altre banche dati (sito docente Cineca, relazioni annuali, repertorio delle competenze etc.). Questo vuol dire che tutti i dati contenuti in BOA potranno essere utilizzati anche per altri scopi, senza che sia necessario inserirli manualmente ogni volta.

Cercherò di seguire da vicino gli sviluppi del progetto. Di certo un simile approccio nei confronti degli Open Archives non può che configurarsi a mio parere in un deciso passo in avanti verso l’evoluzione delle tradizionali dinamiche di condivisione del sapere scientifico. Soprattutto, sono interessato ai vantaggi che una piattaforma come BOA può garantire non solo agli studenti ma anche a docenti, dottorandi e ricercatori. Sarà interessante analizzare nel breve periodo l’impatto di una simile piattaforma e capire quali funzionalità interne avranno più successo di altre.

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Stefano Mizzella on Luglio 15th 2008 in Ph.D., University2.0, research, web tool

Digital Natives: Use of SocNets, Blogs, RSS, and Twitter…

Volete sapere quali sono i tool più utilizzati dai digital natives? Perché spendere tanto tempo, soldi e fatica per organizzare focus group, sessioni di osservazione partecipante, interviste in profondità, somministrazione di questionari, quando basterebbe chiedere un’alzata di mano? Sembra solo una battuta, ma nasconde un fondo di verità. Guardate il video, e vi accorgerete di quanto una semplice risata o un sottilissimo gesto di disappunto valgano in certi casi più di costosissimi report e dettagliatissimi istogrammi…

Tutte le info sul video e sulla sua realizzazione qui

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Stefano Mizzella on Luglio 10th 2008 in digital natives, research, web tool

Digital Natives vs. Emigranti Digitali

Negli ultimi tempi molte discipline - dalla sociologia all’informatica, dalla psicologia all’antropologia - sembrano interrogarsi sulla nascita e soprattutto sul futuro dei digital natives, ovvero le nuove generazioni nate e cresciute in un ambiente mediale sempre più digitalizzato. Alcuni la chiamano “Generazione Y“, altri hanno coniato il neologismo “Technosexual” per definire i teenager contemporanei. Il celebre brand Calvin Klein ha nel 2005 addirittura registrato il termine technosexual per utilizzarlo nelle proprie campagne pubblicitarie.

Foto: Ben McLeod

Per una sorta di strani corsi e ricorsi storici, sembra che sia difficile analizzare proficuamente lo “spirito del tempo” senza cadere nei vizi di forma del pensiero dicotomico. Ecco allora che la celebre distinzione tra “apocalittici” e “intergrati” proposta da Umberto Eco nei lontani anni ‘60 sembra rispecchiarsi nell’attualissima divergenza tra i nativi e i cosiddetti “immigranti digitali“: da una parte ragazzini di 14-15 anni a loro agio tra Playstation, iPod e YouTube, contrapposti dall’altra a coloro che, per via dell’età non più verdissima, fanno fatica sia a comprendere che ad utilizzare strumenti e servizi di ultimissima generazione.

Ci sarebbe parecchio da dire su questa dicotomia, che se è validissima come slogan e come “convenzione”, tende però spesso ad appiattire le riflessioni a riguardo, con il rischio di isolare una singola variabile (in questo caso l’età) come fattore discriminante tra i diversi approcci alla tecnologia.

All’interno di un simile “scontro” tra neologismi mi ha molto colpito il titolo del recente libro di Gianpiero Lotito, edito da Bruno Mondadori. Lotito infatti concentra la sua analisi su una diversa figura, quella degli  “emigranti  digitali“: Continue Reading »

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Stefano Mizzella on Luglio 6th 2008 in Ph.D., University2.0, books, digital natives, research

My Research Quotes (3-Emanuel Rosen)

Foto: Laurie

Il passaparola online, detto più comunemente buzz o word-of-mouth (WoM), ha ridefinito le tradizionali strategie di marketing legate all’evoluzione dei social media. Il libro di Emanuel Rosen “The Anatomy of Buzz”, di cui riporto di seguito un piccolo estratto, viene considerato uno dei testi più autorevoli per ciò che concerne alcuni importanti aspetti del fenomeno.

In particolare, ho scelto di riportare un passaggio in cui le più basilari dinamiche di comunicazione tra utenti vengono paragonate alle strategie comunicative messe in atto dalle più semplici forme di vita tra cui, come in questo caso, gli uccelli. Al di là della suggestione “naturalistica” proposta, leggendo questo brano mi è subito venuta in mente la metafora del “cinguettio” che ha fatto la fortuna di un servizio come Twitter.

Immagine: action datsun

Non casualmente, mi viene da aggiungere, una piattaforma come Twitter è sempre più spesso usata tanto da blogger quanto da imprese di vario livello per attivare e incentivare campagne di buzz marketing intorno a prodotti o servizi. Probabilmente l’accostamento proposto da Rosen non risulta eccessivamente innovativo, in fondo il web è sempre stato spiegato e analizzato attraverso metafore “naturali”.

Tuttavia, credo valga la pena riflettere più approfonditamente sulla condivisione dell’informazione intesa come effettivo meccanismo di sopravvivenza tra individui. Se ciò è vero, forzando un po’ la mano, si potrebbe arrivare ad affermare che, nell’era dei blog e dei social network, i mercati non possono che essere “naturalmente” conversazionali, perché sempre più legati a dinamiche interattive e partecipative, di cui la tecnologia rappresenta certo un aspetto importante, ma non determinante:

Buzz is powerful because it is in our genes. Just look out the window and consider the communication patterns of a simpler life form—in this case, birds. To understand why birds communicate, I talked to Dr. Bernd Heinrich of the University of Vermont. He studies, among other things, ravens. And ravens, as it turns out, have their own buzz. Continue Reading »

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Stefano Mizzella on Giugno 24th 2008 in Ph.D., Quotes, books, research

TechGarage: prime foto e prime impressioni

Posto le prime foto del TechGarage di venerdì scorso, foto che a breve inserirò anche su Flickr.

Nel complesso l’incontro mi pare sia stato molto positivo soprattutto per ciò che concerne l’affluenza del pubblico: mi sembra di poter stimare a spanne un totale di 350-400 persone. Personalmente  mi ha stupito positivamente il fatto di incontrare così tanti imprenditori, blogger e professionisti del web in un evento romano, città forse non ancora del tutto abituata a ospitare e gestire incontri del genere (la LUISS è senza dubbio una gran bella Università, ma non è tollerabile il fatto che un incontro come TechGarage non riesca a garantire la minima copertura wi-fi!).

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Stefano Mizzella on Giugno 22nd 2008 in Business, Eventi, research

Digital Natives? “Stupidi e deconcentrati”

Riporto integralmente l’articolo di Massimo Gaggi uscito questa mattina su Corriere della Sera.it

Di sicuro l’articolo darà seguito a un ampio dibattito, anche al di fuori della blogosfera. L’accusa contro il web riportata da Massimo Gaggi fa riferimento a un articolo (Is Google making us Stoopid?) uscito sull’ultimo numero del mensile americano The Atlantic. La prima sensazione è che una voce “apocalittica” possa muovere molta più acqua nello stagno rispetto a tante altre voci “integrate”…

Foto: Julian C.

NEW YORK—«Ho la sensazione che Internet stia frantumando la mia capacità di concentrazione e di osservazione. La mia mente si sta abituando a raccogliere informazioni nello stesso modo in cui la rete le distribuisce: un flusso di particelle che si muovono a grande velocità. Una volta mi sentivo come un subacqueo che si immerge nel mare delle parole. Ora schizzo sulla superficie come un ragazzino su un acquascooter ». Sull’ultimo numero di The Atlantic, il mensile culturale più letto dalle elite progressiste Usa, Nicholas Carr—ex direttore della Harvard Business Review—confessa di temere che la civiltà del «web» stia condizionando negativamente i nostri meccanismi mentali. Incide sul modo di leggere, di selezionare, di memorizzare. Ma, soprattutto, demolisce la capacità di concentrazione.

Foto: desiderable_redhead

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Stefano Mizzella on Giugno 17th 2008 in digital natives, press, research

My Research Quotes (2-Yochai Benkler)

La precedente citazione di Lovink ha avuto il merito di provocare alcune interessantissime riflessioni non tanto sugli aspetti tecnologici, quanto sull’ “etica” alla base del web 2.0 e dei social media in generale. Propongo ora una riflessione a partire dal recente lavoro di Yochai Benkler, “La ricchezza della Rete”.

Yochai Benkler è Professore di Diritto alla Yale Law School. Il brano che riporto qui di seguito vorrei servisse come una sorta di introduzione per poi, nei prossimi giorni, affrontare più nel dettaglio il concetto di peer production.

Yochai Benkler. Foto: arcticpenguin

“La decentralizzazione radicale dell’intelligenza nelle reti di comunicazione e la centralità di idee, informazione, cultura e conoscenza per l’attività economica avanzata stanno conducendo a una nuova fase: l‘economia dell’informazione in rete.

In questa nuova fase è possibile trasmettere cultura sfruttando molte più strade e meccanismi differenti, temporaneamente eclissati dalle economie di scala che hanno favorito la crescita di mass media concentrati e controllati, sia privati che statali.

L’aspetto più importante dell’economia dell’informazione in rete è che consente la possibilità di rovesciare il centro di controllo dell’economia industriale dell’informazione. In particolare, dà la possibilità di invertire due trend della produzione culturale che sono centrali al progetto del controllo: la concentrazione e la commercializzazione” (pp. 40-41).

-Yochai Benkler

Il pensiero di Benkler è ben riassunto all’interno del seguente video, risalente al 2005, che lo ritrae come speaker presso la TED Conference. Nel video Benkler parla di “Open-source economics” riflettendo in modo particolari sugli esempi forniti da Wikipedia e Linux.

Yochai Benkler

La ricchezza della Rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà

Università Bocconi Editore

2007

Original Version

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Stefano Mizzella on Giugno 14th 2008 in Ph.D., Quotes, books, research

My Research Quotes (1-Geert Lovink)

Vorrei iniziare sin da oggi a utilizzare questo spazio per condividere alcune citazioni che ho consultato o sto consultando al fine di realizzare il mio progetto di tesi di dottorato. Sono citazioni provenienti da studi e ricerche che provengono dal filone di studi etichettabile come New Media Literacy.

La scelta che proporrò di qui a venire non vuole avere pretese di esaustività, dal momento che la mia sarà una selezione di citazioni dettata da interessi specifici e personali, quindi non pretendo di fornire una rassegna ragionata delle citazioni più significative per quest’area di ricerca.

Il mio intento è, molto più modestamente, quello di condividere spunti di riflessione intorno a temi e problematiche che, sempre più velocemente, stanno ridefinendo il panorama mediatico contemporaneo.

Sono anche consapevole del fatto che decontestualizzare una singola citazione dal resto di un saggio o di una ricerca non è mai cosa facile, perché si rischia di mettere in evidenza soltanto alcuni aspetti a discapito di altri.

Tuttavia, mi piacerebbe che le citazioni proposte diventino scintille per poter discutere a più ampio raggio sui temi a cui le citazioni si rifanno.

Geert Lovink. Foto: Anne Helmond

Per aprire nuovi spazi sociali in cui agire bisogna lasciarsi alle spalle la religione del free: i “media sociali” hanno l’esigenza vitale di sviluppare la propria economia. Regalare i propri contenuti dovrebbe essere un atto generoso e volontario, non l’unica opzione disponibile.

Invece di celebrare il dilettante dovremmo sviluppare una cultura di Internet che aiuti i dilettanti (che spesso sono giovani) a diventare professionisti, cosa che non accade se predichiamo loro che l’unica scelta che hanno è sbarcare il lunario durante il giorno con un McJob in modo da poter celebrare la loro “libertà” durante le ore notturne passate sulla rete.

E’ necessaria una redistribuzione di denaro, risorse e potere: sinora il Web 2.0 ha portato benefici soltanto ai ricchi, che sono diventati ancora più ricchi. E’ ora che le “folle” si chiamino fuori da questa logica” (p. 37).

Geert Lovink

Geert Lovink

Zero Comments. Teoria critica di Internet

Bruno Mondadori

2008

Original Version

Info sull’autore

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Stefano Mizzella on Giugno 9th 2008 in Ph.D., Quotes, books, research