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	<title>neXres &#187; Ph.D.</title>
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		<title>Democrazia Digitale is searching for Pirates!</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/10/01/democrazia-digitale-is-searching-for-pirates/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 17:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Photo: Nick Humphries
Pensi che i convegni universitari siano tutti uguali? Ti addormenti al solo pensiero di assistere a noiose elucubrazioni teoriche? Vorresti, per una volta, irrompere in una tavola rotonda e dire la tua? Hai sempre sognato di ritrovarti al centro di un convegno universitario stando comodamente seduto sulla poltrona di casa tua?
Bene, sei Tu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-156" title="637745334_a954414277" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/10/637745334_a954414277.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Photo: <a title="Collegamento al album di Nick Humphries" href="http://www.flickr.com/photos/nickhumphries/">Nick Humphries</a></p>
<p>Pensi che i convegni universitari siano tutti uguali? Ti addormenti al solo pensiero di assistere a noiose elucubrazioni teoriche? Vorresti, per una volta, irrompere in una tavola rotonda e dire la tua? Hai sempre sognato di ritrovarti al centro di un convegno universitario stando comodamente seduto sulla poltrona di casa tua?</p>
<p>Bene, sei <strong>Tu</strong> che stiamo cercando! Questo è il nostro obiettivo: <strong>radunare un manipolo di geek per dar vita a una serie di &#8220;incursioni piratesche&#8221; all&#8217;interno del nostro Convegno</strong>. Se non è democrazia digitale questa&#8230;</p>
<p>Se vuoi aderire alla nostra iniziativa, dovrai uscire indenne dai seguenti step, rispondendo in modo affermativo a ogni nostra singola richiesta:</p>
<p>1.  Prometti di riuscire a essere davanti a un <strong>computer provvisto di connessione internet, webcam e microfono</strong> la mattina di <strong>venerdì 10 ottobre</strong>? Non è necessario che tu stia a casa, puoi partecipare da dove meglio credi.</p>
<p>2.  Ci garantisci che la mattina del 10, oltre ad avere davanti a te un monitor, avrai in mano un <strong>telefonino di ultima generazione</strong> (da Nokia N92 in poi) con installato <a href="http://qik.com/" target="_self"><strong>QIK</strong></a>? Non sai cos’è QIK?!? Poco male, dato che siamo mooolto democratici,  <a href="http://qik.com/new_sign_up" target="_self"><strong>qui</strong></a> troverai le istruzioni per installare questo meraviglioso programma sul tuo telefonino.</p>
<p>3. Bene, ora anche tu sei un <strong>QIK User</strong>. Quello che ti chiediamo è di inviare al nostro indirizzo mail (<strong>democraziadigitale@yahoo.it</strong>) il l<strong>ink del tuo profilo utente su QIK</strong>, in modo da poter conoscere il tuo nickname. Nella tua pagina ti chiediamo poi di caricare un video che ti servirà per essere ammesso alla nostra iniziativa. Hai carta bianca nel dar sfogo alla tua creatività. Naturalmente privilegeremo i video che meglio sapranno riflettere intorno al concetto di “democrazia digitale”. I video possono essere inseriti nel <a href="http://qik.com/groups/1326" target="_self"><strong>gruppo di QIK che abbiamo dedicato all’iniziativa</strong></a>.</p>
<p>4. Dopo aver visionati tutti i vostri contributi, sceglieremo i prodi combattenti, pronti a compiere un’azione sovversiva all’interno di un convegno universitario apparentemente tranquillo…Lo scopo ultimo della missione? <strong>Solo se sarai sopravvissuto sino a quest’ultimo punto potrai dire la tua, in diretta streaming, all’interno di Democrazia Digitale, e prendere parte alla discussione come qualsiasi altro relatore ufficiale!</strong></p>
<p>È più facile di quel che sembra… <img src='http://www.nexres.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Dateci la vostra definizione di democrazia digitale!</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 13:24:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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Colours, by Albert dj
E&#8217; partito ufficialmente il &#8220;contest&#8221; di Democrazia Digitale:
Vorremmo che questo convegno fosse diverso dagli schemi tradizionali. Perché ciò accada è necessario riflettere insieme a voi sul tema e i significati della &#8220;Democrazia della rete&#8220;. Esiste davvero una democrazia digitale? Come si caraterizza e come è possibile definirla? E&#8217; una &#8220;democrazia 2.0&#8243; o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-147" title="423487271_6134d0df86_b" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/09/423487271_6134d0df86_b.jpg" alt="" width="500" height="401" /></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/95223965@N00/423487271/" target="_self"><em>Colours</em></a>, by <a href="http://www.flickr.com/photos/95223965@N00/" target="_self">Albert dj</a></p>
<p>E&#8217; partito ufficialmente il &#8220;<strong>contest</strong>&#8221; di <strong>Democrazia Digitale</strong>:</p>
<p>Vorremmo che questo convegno fosse diverso dagli schemi tradizionali. Perché ciò accada è necessario riflettere insieme a voi sul tema e i significati della &#8220;<strong>Democrazia della rete</strong>&#8220;. Esiste davvero una democrazia digitale? Come si caraterizza e come è possibile definirla? E&#8217; una &#8220;democrazia 2.0&#8243; o solo una ribalta dell&#8217;esperienza quotidiana all&#8217;infuori della rete?</p>
<p>Un tema come quello del rapporto tra democrazia e web non può certo esaurirsi nel panel di discussione di un convegno. Ragionare su un simile argomento significa essere pronti ad accogliere non soltanto le opinioni e i punti di vista dei cosiddetti “esperti”, ma di <strong>chiunque voglia affermare il proprio pensiero a riguardo</strong>.</p>
<p>E’ per tale motivo che abbiamo ritenuto opportuno rivolgerci alle tante persone che sono entrate a far parte del <a href="http://www.new.facebook.com/group.php?gid=33703674358&amp;ref=mf#/group.php?gid=33703674358" target="_self"><strong>gruppo di Facebook</strong></a>. Sappiamo che per motivi logistici o lavorativi molti di voi non potranno essere fisicamente presenti al convegno, ma vogliamo che la vostra presenza, anche se a distanza, sia quanto più viva possibile. Allo stesso modo, vogliamo che anche le persone presenti al convegno abbiano uno strumento in più per condividere la propria riflessione, in un modo diverso rispetto alla tradizionale alzata di mano.</p>
<p>Ciò che vi chiediamo, dunque, è di <strong>condividere con noi la vostra definizione di “democrazia digitale”</strong>. Qual è il vostro personale parere sull’attuale livello di democraticità del web? Come vorreste che fosse il futuro della società in rete?</p>
<p>La vostra definizione potrà essere realizzata in <strong>qualsiasi formato digitale preferiate</strong>: testo, video, immagini, traccia sonora, presentazione multimediale. Dal canto nostro, noi ci impegneremo a <strong>raccogliere i vostri interventi e a mostrarli durante il convegno</strong>. I vostri contributi arriveranno direttamente anche ai relatori, che in questo modo avranno l’opportunità non solo di visionarli, ma anche di utilizzarli come spunto di riflessione.</p>
<p>La vostra definizione di democrazia digitale sarà ospitata anche all’interno del <a href="http://www.lisp.formazione.unimib.it/democraziadigitale/" target="_self"><strong>blog del convegno</strong></a>.</p>
<p>Per partecipare entrate nel topic dell&#8217;Area discussioni <strong>&#8220;<a href="http://www.new.facebook.com/group.php?gid=33703674358&amp;ref=mf#/topic.php?uid=33703674358&amp;topic=7218" target="_self">Dateci la vostra definizione di democrazia digitale!</a>&#8221; </strong>e portate il vostro contributo!</p>
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		<title>La Locandina di Democrazia Digitale</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/09/21/la-locandina-di-democrazia-digitale/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 21:52:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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Blog del convegno
Gruppo su Facebook
Account su Twitter
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Locandina Democrazia Digitale di neXres, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/nexres/2876209229/"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2142/2876209229_ab7e6788e9.jpg" alt="Locandina Democrazia Digitale" width="354" height="500" /></a></p>
<p><a href="http://www.lisp.formazione.unimib.it/democraziadigitale/" target="_self"><strong>Blog del convegno</strong></a></p>
<p><a href="http://www.new.facebook.com/group.php?gid=33703674358&amp;ref=mf" target="_self"><strong>Gruppo su Facebook</strong></a></p>
<p><a href="http://twitter.com/demodigit" target="_self"><strong>Account su Twitter</strong></a></p>
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		<title>I paradossi della Democrazia Digitale</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/09/07/i-paradossi-della-democrazia-digitale/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 22:25:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
strawberry fields forever, by unoundici [fire walk with me]
Lo avevo accennato in uno dei post pre-vacanzieri, ed è la ragione principale dell&#8217;assenza di nuovi post nelle ultime settimane. Mi riferisco all&#8217;organizzazione del convegno dal titolo: &#8220;Forme e paradossi della democrazia digitale: protesi cognitive, social networking, blogosfera e wikiscenza&#8221;. L&#8217;appuntamento è per il 10 ottobre in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-143" title="bicocca-foto" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/09/bicocca-foto.jpg" alt="" width="500" height="499" /></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/unoundici/2407927005/" target="_self"><em>strawberry fields forever</em></a>, by <a href="http://www.flickr.com/photos/unoundici/" target="_self"><em>unoundici [fire walk with me]</em></a></p>
<p>Lo avevo accennato in uno dei post pre-vacanzieri, ed è la ragione principale dell&#8217;assenza di nuovi post nelle ultime settimane. Mi riferisco all&#8217;organizzazione del convegno dal titolo: <strong>&#8220;Forme e paradossi della democrazia digitale: protesi cognitive, social networking, blogosfera e wikiscenza&#8221;</strong>. L&#8217;appuntamento è per il <strong>10 ottobre in Bicocca, dalle 09.30 alle 13.30</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;organizzazione dell&#8217;evento mi sto occupando, naturalmente non da solo, anche del <a href="http://www.lisp.formazione.unimib.it/democraziadigitale/" target="_self"><strong>blog ufficiale</strong></a> del convegno e del relativo <a href="http://www.new.facebook.com/group.php?gid=33703674358" target="_self"><strong>gruppo su Facebook</strong></a>. Sono già pronte per partire anche le altre piattaforme e servizi 2.0 (Flickr, YouTube, Mogulus, Slideshare, Twitter). Tutto sta andando per il meglio, e i relatori che compongono il panel fanno davvero ben sperare nella riuscita di un evento a cui personalmente tengo moltissimo.</p>
<p>Perché <strong>un convegno sulla democrazia digitale</strong>? Questa la spiegazione:</p>
<p>Nell’ambito degli eventi per il decennale dell’<a href="http://www.unimib.it/"><strong>Università degli Studi di Milano Bicocca</strong></a>, la <strong>Facoltà di Scienze della Formazione</strong> organizza, nei giorni del <strong>9 e 10 ottobre</strong>, un Convegno dal titolo <strong>“<a href="http://www.unimib.it/XML/contenuti/evento/dett.jsp?_cid=6c75f2cf&amp;param1=30744475&amp;param2=431571548&amp;_crc=65c918c8" target="_self">Democrazia e Conoscenza</a>”</strong>. All’interno di tale Convegno è prevista, nella giornata del <strong>10 ottobre</strong>, una sessione “evento” organizzata in collaborazione con la <strong>Facoltà di Giurisprudenza</strong>, dedicata ad approfondire le tematiche del <strong>rapporto tra democrazia, forme di partecipazione sociale, relazione e  formazione abilitate dalle nuove tecnologie della comunicazione</strong>.</p>
<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/09/logo_362x110.png"><img class="alignnone size-full wp-image-144" title="logo_lisp" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/09/logo_362x110.png" alt="" width="308" height="94" /></a><br />
Il tema principale attorno a cui vi svilupperà tale sessione è rappresentato dai <strong>“paradossi della democrazia digitale”</strong>. La fase attuale del web, denominata sempre più spesso come <strong>“web 2.0″</strong>, sembra aver rivoluzionato le dinamiche e i paradigmi tradizionali della Società dell’informazione. Grazie all’espansione e alla relativa legittimazione degli <strong>User Generated Content</strong> (UGC), gli utenti abbandonano lo status  semi-passivo  di spettatori per trasformarsi in “prosumer”, ovvero consumatori e allo stesso tempo produttori attivi di conoscenza. Quest’ultima, la conoscenza, rappresenta per molti studiosi il <strong>principale vettore di innovazione attorno a cui modellare un nuovo ordinamento non solo culturale, ma anche economico e sociale</strong>.</p>
<p>Senza cadere nei vizi di forma di un approccio tecnologicamente determinato, è opportuno ritrovare le ragioni di tale trasformazione in quelle piattaforme del nuovo web che, oltre a rappresentare efficaci strumenti per la produzione di conoscenza, sono capaci soprattutto di elevarsi a inediti spazi sociali e relazionali. Ne è conseguenza diretta una <strong>decisa ridefinizione della comunicazione</strong>, intesa nel senso più alto del termine, che passa attraverso un diverso modo di vivere e comunicare le relazioni sociali “in presenza”. A cambiare, infatti, sono le <strong>forme e i contenuti atti a descrivere i vissuti, le esperienze, le narrazioni collettive e individuali</strong>.<span id="more-142"></span></p>
<p>Questo desiderio di <strong>mettere in condivisione informazioni, conoscenza, e conseguentemente tracce della propria identità</strong>, è avvalorato da una nuova generazione di strumenti   digitali &#8211; <strong>blog, social network, wiki</strong> &#8211; in grado di abilitare interessanti dinamiche di partecipazione sociale e di relazione. A fronte di tutto ciò, è  lecito chiedersi <strong>quanto sia effettivamente democratica questa particolare partecipazione</strong>.  Diviene  nuovo luogo della decisione o realizza, forse, un vero e proprio <strong>“paradosso della democrazia”</strong>: tutti possono interagire ma non realmente incidere? L’orizzontalità della comunicazioni in rete è davvero un strumento di democrazia? Ancora, in che senso è possibile trasformare queste protesi comunicative in un “luogo di reale”, connesso dunque in maniera diretta con la realtà della partecipazione alle decisioni? A queste ed altre domande proveremo a rispondere nella nostra tavola rotonda grazie al contributo dei relatori presenti.</p>
<p>Questo il <strong>programma ufficiale</strong> del convegno:</p>
<p><em>Conducono</em>:<br />
<a href="http://paolomferri.blogspot.com/" target="_self"><strong>Paolo Ferri</strong></a>, docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano Bicocca.</p>
<p><a href="http://www.melog.org/" target="_self"><strong>Gianluca Nicoletti</strong></a>, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo, attualmente speaker di Radio 24 e editorialista de La Stampa.</p>
<p><em>Key note</em>: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Derrick_de_Kerckhove" target="_self"><strong>Derrick de Kerckhove</strong></a>, Direttore del Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia ed autore di La pelle della Cultura e dell’Intelligenza Connessa (”The Skin of Culture and Connected Intelligence”) e Professore Universitario nel Dipartimento di lingua francese all’Università di Toronto. Attualmente è docente presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II dove è titolare degli insegnamenti di “Metodi e analisi delle fonti in rete”, “Sociologia della cultura digitale” e di “Sociologia dell’arte digitale”.</p>
<p><em>Panel di Discussione</em>:<br />
<strong>Paolo Giuggioli</strong>, presidente Ordine degli avvocati di Milano.</p>
<p><a href="http://fildir.blogspot.com/" target="_self"><strong>Andrea Rossetti</strong></a>, Facoltà di Giurisprudenza &#8211; Università degli Studi di Milano &#8211; Bicocca.</p>
<p><a href="http://piercesare.blogspot.com/" target="_self"><strong>Pier Cesare Rivoltella</strong></a>, direttore del Cremit Centro di ricerca sull’educazione ai media all’informazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.</p>
<p><a href="http://www.webgol.it/" target="_self"><strong>Antonio Sofi</strong></a>, consulente politico, blogger, esperto di giornalismo e nuovi media. Insegna Fonti e Processi Produttivi nel Giornalismo e Sociologia delle professioni dei nuovi media a Scienze Politiche, Università di Firenze.</p>
<p><a href="http://www.merzweb.com/" target="_self"><strong>Gino Roncaglia</strong></a>,  ricercatore in filosofia presso l’Universita’ della Tuscia di Viterbo. Nell’ambito della sua attivita’ universitaria, coordina dal 1996 un seminario di teoria e pratica degli ipertesti e ha da due anni l’affidamento dell’insegnamento di informatica applicata alle scienze umane.</p>
<p><a href="http://www.mantellini.it/" target="_self"><strong>Massimo Mantellini</strong></a>, blogger, scrive per Punto Informatico, IlSole24ore, Impulsoweb.</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Frieda" target="_self"><strong>Frieda Brioschi</strong></a>, è stata uno dei 18 membri fondatori di Wikimedia Italia e il suo primo presidente.</p>
<p><a href="http://www.masternewmedia.org/it/" target="_self"><strong>Robin Good</strong></a> (video-intervento preregistrato), editore online, esperto di comunicazione dei nuovi media, attivo nella ricerca, composizione e pubblicazione di testi che riguardano le nuove tecnologie per l’insegnamento, il business ed il cambiamento sociale.</p>
<p><a href="http://googleitalia.blogspot.com/" target="_self"><strong>Marco Pancini</strong></a>, Google European Policy Counsel.</p>
<p><a href="http://www.bitserscarfiotti.blogspot.com/" target="_self"><strong>Gianluca Nicoletti</strong></a>, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo, attualmente speaker di Radio 24 e editorialista de La Stampa.</p>
<p><a href="http://blog.giovannipola.it/" target="_self"><strong>Giovanni Pola</strong></a>, Marketing &amp; Sales Manager Connexia.</p>
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		<title>Università 2.0: BOA &#8211; Bicocca Open Archive</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 23:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
@bicocca. Foto: rampollo
Negli ultimi giorni sono stato impegnato a ultimare il breve saggio che verrà pubblicato all&#8217;interno degli atti di un convegno sulla library 2.0 organizzato lo scorso anno dal CNBA (Coordinamento Nazionale Biblioteche di Architettura). Su invito di Bonaria Biancu e Serena Sangiorgi, ho provato ad articolare la mia riflessione intorno agli scenari attuali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/2300527822_0d0e672bac_b.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-113" title="2300527822_0d0e672bac_b" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/2300527822_0d0e672bac_b-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p><em>@bicocca</em>. Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/rampollo/2300527822/" target="_self">rampollo</a></p>
<p>Negli ultimi giorni sono stato impegnato a ultimare il breve saggio che verrà pubblicato all&#8217;interno degli atti di un <a href="http://rainbow-cnba.splinder.com/post/11910613/Biblioteche+come+conversazioni%3A+2.0+intorno+e+oltre+l%27architettura" target="_self"><strong>convegno</strong></a> sulla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Library_2.0" target="_self"><strong>library 2.0</strong></a> organizzato lo scorso anno dal <a href="http://www.cnba.it/" target="_self"><strong>CNBA</strong></a> (<strong>Coordinamento Nazionale Biblioteche di Architettura</strong>). Su invito di <a href="http://bonariabiancu.wordpress.com/" target="_self"><strong>Bonaria Biancu</strong></a> e <a href="http://www.aidaweb.it/2007/cd2007sangiorgi.html" target="_self"><strong>Serena Sangiorgi</strong></a>, ho provato ad articolare la mia riflessione intorno agli scenari attuali e ai modelli di applicazione del concetto di <strong>Università 2.0</strong>. In particolare, ho cercato di trarre ispirazione dai commenti e dagli spunti di riflessione emersi intorno all&#8217;<a href="http://www.oneweb20.it/24/06/2008/stefano-mizzella-didattica-e-web20/" target="_self"><strong>intervista</strong></a> pubblicata recentemente su <a href="http://www.oneweb20.it/" target="_self"><strong>oneWeb2.0</strong></a>.  Colgo l&#8217;occasione per ringraziare sin da ora non solo <strong>Bonaria</strong>, ma anche <a href="http://paolomferri.blogspot.com/" target="_self"><strong>Paolo Ferri</strong></a>, <a href="http://motobrowniano.wordpress.com/" target="_self"><strong>Federico Bo</strong></a> e <a href="http://alastor2602.altervista.org/" target="_self"><strong>Stefano Besana</strong></a>, perché le loro riflessioni sul rapporto tra formazione e web 2.0 sono state per me fondamentali nella stesura del pezzo.</p>
<p>All&#8217;interno della mia trattazione ho segnalato, tra gli esempi di &#8220;<strong>piattaforme 2.0 per la conoscenza</strong>&#8220;, anche l&#8217;avvio del recentissimo progetto <a href="http://surplus.cilea.it/bicocca/oa/" target="_self"><strong>BOA &#8211; Bicocca Open Archive</strong></a>. Ne sono venuto a conoscenza proprio attraverso il <a href="http://bonariabiancu.wordpress.com/2008/06/23/e-in-linea-boa-bicocca-open-archive/" target="_self"><strong>blog</strong></a> di Bonaria, che di BOA è project manager. Riassumendone brevemente le caratteristiche principali, BOA è il repository dell&#8217;università di Milano-Bicocca per l&#8217;archiviazione della <strong>produzione scientifica</strong> di Ateneo, creato nell&#8217;ambito del progetto <strong>Surplus</strong>.</p>
<p>BOA è stato realizzato dalla <a href="http://www.biblio.unimib.it/" target="_self"><strong>Biblioteca di Ateneo</strong></a> utilizzando la piattaforma <a href="http://www.dspace.org/" target="_self"><strong>DSpace</strong></a>, il software open source implementato dal <strong>Massachusetts Institute of Technology</strong> e dalla <strong>Hewlett Packard</strong>, che permette di <strong>catalogare, distribuire e preservare le risorse digitali</strong>. Con BOA l&#8217;Università si propone di creare una <strong>banca dati omnicomprensiva e interoperabile di tutte le pubblicazioni di <a href="http://www.unimib.it/" target="_self">UNIMIB</a></strong>, dalla quale sia possibile alimentare gli altri moduli di Surplus, ricavare statistiche di consultazione e citazioni bibliografiche ed estrarre informazioni da caricare su altre banche dati (sito docente Cineca, relazioni annuali, repertorio delle competenze etc.). Questo vuol dire che tutti i dati contenuti in BOA potranno essere utilizzati anche per altri scopi, senza che sia necessario inserirli manualmente ogni volta.</p>
<p>Cercherò di seguire da vicino gli sviluppi del progetto. Di certo un simile approccio nei confronti degli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_Archives_Initiative" target="_self"><strong>Open Archives</strong></a> non può che configurarsi a mio parere in un deciso passo in avanti verso l&#8217;evoluzione delle tradizionali dinamiche di condivisione del sapere scientifico. Soprattutto, sono interessato ai vantaggi che una piattaforma come BOA può garantire non solo agli studenti ma anche a docenti, dottorandi e ricercatori. Sarà interessante analizzare nel breve periodo l&#8217;impatto di una simile piattaforma e capire quali funzionalità interne avranno più successo di altre.</p>
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		<title>Digital Natives vs. Emigranti Digitali</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/07/06/digital-natives-vs-emigranti-digitali/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 20:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
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Negli ultimi tempi molte discipline &#8211; dalla sociologia all&#8217;informatica, dalla psicologia all&#8217;antropologia &#8211; sembrano interrogarsi sulla nascita e soprattutto sul futuro dei digital natives, ovvero le nuove generazioni nate e cresciute in un ambiente mediale sempre più digitalizzato. Alcuni la chiamano &#8220;Generazione Y&#8220;, altri hanno coniato il neologismo &#8220;Technosexual&#8221; per definire i teenager contemporanei. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/img_2824.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-96" title="img_2824" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/img_2824-197x300.gif" alt="" width="197" height="300" /></a></p>
<p>Negli ultimi tempi molte discipline &#8211; dalla sociologia all&#8217;informatica, dalla psicologia all&#8217;antropologia &#8211; sembrano interrogarsi sulla nascita e soprattutto sul futuro dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_native" target="_self"><strong>digital natives</strong></a>, ovvero le nuove generazioni nate e cresciute in un ambiente mediale sempre più digitalizzato. Alcuni la chiamano &#8220;<strong>Generazione Y</strong>&#8220;, altri hanno coniato il neologismo &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Technosexual" target="_self"><strong>Technosexual</strong></a>&#8221; per definire i teenager contemporanei. Il celebre brand <a href="http://www.pvh.com/Brand_CK_Intro.html" target="_self"><strong>Calvin Klein</strong></a> ha nel 2005 addirittura registrato il termine technosexual per utilizzarlo nelle proprie campagne pubblicitarie.</p>
<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/1024574594_3c84efb3b8.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-98" title="1024574594_3c84efb3b8" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/1024574594_3c84efb3b8-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a></p>
<p>Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/benmcleod/1024574594/" target="_self">Ben McLeod</a></p>
<p>Per una sorta di strani corsi e ricorsi storici, sembra che sia difficile analizzare proficuamente lo &#8220;spirito del tempo&#8221; senza cadere nei vizi di forma del pensiero dicotomico. Ecco allora che la celebre distinzione tra &#8220;<strong>apocalittici</strong>&#8221; e &#8220;<strong>intergrati</strong>&#8221; proposta da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Eco" target="_self"><strong>Umberto Eco</strong></a> nei lontani anni &#8216;60 sembra rispecchiarsi nell&#8217;attualissima divergenza tra i nativi e i cosiddetti &#8220;<strong>immigranti digitali</strong>&#8220;: da una parte ragazzini di 14-15 anni a loro agio tra <strong>Playstation</strong>, <strong>iPod</strong> e <strong>YouTube</strong>, contrapposti dall&#8217;altra a coloro che, per via dell&#8217;età non più verdissima, fanno fatica sia a comprendere che ad utilizzare strumenti e servizi di ultimissima generazione.</p>
<p>Ci sarebbe parecchio da dire su questa dicotomia, che se è validissima come slogan e come &#8220;convenzione&#8221;, tende però spesso ad appiattire le riflessioni a riguardo, con il rischio di isolare una singola variabile (in questo caso l&#8217;età) come fattore discriminante tra i diversi approcci alla tecnologia.</p>
<p>All&#8217;interno di un simile &#8220;scontro&#8221; tra neologismi mi ha molto colpito il titolo del recente libro di <a href="http://gianpierolotito.blog.kataweb.it/info/" target="_self"><strong>Gianpiero Lotito</strong></a>, edito da <a href="http://www.brunomondadori.com/index.php" target="_self"><strong>Bruno Mondadori</strong></a>. Lotito infatti concentra la sua analisi su una diversa figura, quella degli  &#8220;<a href="http://www.brunomondadori.com/scheda_preparazione.php?ID=2824" target="_self"><strong>emigranti  digitali</strong></a>&#8220;:<span id="more-95"></span></p>
<p>&#8220;<em>Frutto di una lunga incubazione che va più o meno dal 3000 a.C. agli anni ottanta, la civiltà digitale è esplosa negli ultimi venticinque anni in una rivoluzione che, lungi dall’esaurirsi, pervade la società contemporanea. L’innovazione tecnologica è sempre più veloce e siamo ormai giunti a un’importante tappa: il passaggio di consegne da parte degli “emigranti digitali”, coloro i quali quelle tecnologie le hanno create o, con una certa fatica, hanno iniziato a usarle, ai “nativi digitali”, le nuove generazioni che crescono e si formano in questa nuova realtà.</em></p>
<p><em>Ci si può spingere a immaginare gli sviluppi della civiltà digitale nell’immediato futuro, avendo sempre presente che il modo in cui gli uomini decideranno di utilizzare le innovazioni non può essere affatto previsto. Gianpiero Lotito racconta l’evoluzione di questa civiltà attraverso una miriade di storie di tecnologie, di persone, users e innovatori, di aziende e comunità, per comprendere e interpretare il mondo attuale e quello futuro. Una storia curiosa per noi emigranti, una specie di album di famiglia per i nativi</em>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/2403890264_7a00b51ae0.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-97" title="2403890264_7a00b51ae0" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/07/2403890264_7a00b51ae0-300x252.jpg" alt="" width="300" height="252" /></a></p>
<p>Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/dalechumbley/2403890264/" target="_self">dalechumbley</a></p>
<p>Ho avuto la possibilità di conoscere Gianpiero nel corso di un focus group organizzato in <a href="http://www.unimib.it/" target="_self"><strong>Bicocca</strong></a> dall&#8217;<a href="http://numediabios.eu" target="_self"><strong>Osservatorio Nuovi Media</strong></a> con il quale collaboro. Durante quell&#8217;occasione, stimolato anche dalle domande di <a href="http://paolomferri.blogspot.com/" target="_self"><strong>Paolo Ferri</strong></a>, Gianpiero è stato estremamente lucido e puntuale nel raccontare le motivazioni che lo hanno spinto a scegliere questa particolare dicitura:  il termine &#8220;emigrante&#8221;, infatti, sembrerebbe più efficace di &#8220;immigrante&#8221; nell&#8217;indicare il passaggio, lo sforzo chiesto alle precedenti generazioni nel rendere spontaneo e familiare il loro rapporto con i new media.</p>
<p>Non ho  avuto ancora modo di iniziare la lettura del libro, spero di farlo  il prima possibile per avere uno strumento in più di riflessione in questa annosa disputa tra &#8220;nativi&#8221;, &#8220;immigranti&#8221; ed &#8220;emigranti&#8221; digitali.</p>
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		<title>Didattica e web 2.0: intervista</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/06/25/didattica-web20-intervista/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 07:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interview]]></category>
		<category><![CDATA[Ph.D.]]></category>
		<category><![CDATA[University2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[
Segnalo l&#8217;intervista pubblicata su oneWeb2.0 per cui devo ringraziare Stefano Besana (aka Alastor2602). Nell&#8217;intervista, suddivisa in due parti, cerco di fornire la mia opinione sul rapporto tra didattica e web 2.0 in base alla mia personale esperienza di dottorando.

Qui la prima parte dell&#8217;intervista.
Qui invece la seconda parte.

Foto: Pip
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/oneweb-logo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-75" title="oneweb-logo" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/oneweb-logo-300x68.jpg" alt="" width="300" height="68" /></a></p>
<p>Segnalo l&#8217;intervista pubblicata su <a href="http://www.oneweb20.it/" target="_self"><strong>oneWeb2.0</strong></a> per cui devo ringraziare <strong><a href="http://alastor2602.altervista.org/" target="_self">Stefano Besana</a></strong> (aka <strong>Alastor2602</strong>). Nell&#8217;intervista, suddivisa in due parti, cerco di fornire la mia opinione sul <strong>rapporto tra didattica e web 2.0</strong> in base alla mia personale esperienza di dottorando.<br />
<a href="http://www.oneweb20.it/24/06/2008/stefano-mizzella-didattica-e-web20/" target="_self"><strong></strong></a></p>
<p><a href="http://www.oneweb20.it/24/06/2008/stefano-mizzella-didattica-e-web20/" target="_self"><strong>Qui</strong></a> la prima parte dell&#8217;intervista.</p>
<p><a href="http://www.oneweb20.it/25/06/2008/stefano-mizzella-didattica-e-web20-parte-seconda/" target="_self"><strong>Qui</strong></a> invece la seconda parte.</p>
<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/840175388_5796a4d33b.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-76" title="840175388_5796a4d33b" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/840175388_5796a4d33b-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/pip/840175388/" target="_self">Pip</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>My Research Quotes (3-Emanuel Rosen)</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/06/24/the-anatomy-of-buzz-twitter/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 14:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ph.D.]]></category>
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Foto: Laurie
Il passaparola online, detto più comunemente buzz o word-of-mouth (WoM), ha ridefinito le tradizionali strategie di marketing legate all&#8217;evoluzione dei social media. Il libro di Emanuel Rosen &#8220;The Anatomy of Buzz&#8221;, di cui riporto di seguito un piccolo estratto, viene considerato uno dei testi più autorevoli per ciò che concerne alcuni importanti aspetti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/mama-raven.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-70" title="mama-raven" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/mama-raven-300x234.jpg" alt="" width="300" height="234" /></a></p>
<p>Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/laurieyork/112230611/" target="_self">Laurie</a></p>
<p>Il <strong>passaparola online</strong>, detto più comunemente <strong>buzz</strong> o <strong>word-of-mouth </strong>(WoM), ha ridefinito le tradizionali strategie di marketing legate all&#8217;evoluzione dei <strong>social media</strong>. Il libro di <strong><a href="http://www.emanuel-rosen.com/" target="_self">Emanuel Rosen</a> <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0385496680/" target="_self">&#8220;The Anatomy of Buzz&#8221;</a></strong>, di cui riporto di seguito un piccolo estratto, viene considerato uno dei testi più autorevoli per ciò che concerne alcuni importanti aspetti del fenomeno.</p>
<p>In particolare, ho scelto di riportare un passaggio in cui le più basilari dinamiche di comunicazione tra utenti vengono paragonate alle strategie comunicative messe in atto dalle più semplici forme di vita tra cui, come in questo caso, gli <strong>uccelli</strong>.  Al di là della suggestione &#8220;naturalistica&#8221; proposta, leggendo questo brano mi è subito venuta in mente la metafora del <strong>&#8220;cinguettio&#8221;</strong> che ha fatto  la fortuna di un servizio come <a href="http://twitter.com/" target="_self"><strong>Twitter</strong></a>.</p>
<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/2099869248_80843b97b9.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-73" title="2099869248_80843b97b9" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/2099869248_80843b97b9-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Immagine: <a title="Collegamento al album di action datsun" href="http://www.flickr.com/photos/actiondatsun/2099869248/" target="_self">action datsun</a></p>
<p>Non casualmente,  mi viene da aggiungere, una piattaforma come Twitter è sempre più spesso usata tanto da blogger quanto da imprese di vario livello per attivare e incentivare <strong>campagne di buzz marketing</strong> intorno a prodotti o servizi. Probabilmente l&#8217;accostamento proposto da Rosen non risulta eccessivamente innovativo, in fondo il web è sempre stato spiegato e analizzato attraverso metafore &#8220;naturali&#8221;.</p>
<p>Tuttavia, credo valga la pena riflettere più approfonditamente sulla <strong>condivisione dell&#8217;informazione intesa come effettivo meccanismo di sopravvivenza tra individui</strong>. Se ciò è vero, forzando un po&#8217; la mano, si potrebbe arrivare ad affermare che, nell&#8217;era dei <strong>blog</strong> e dei <strong>social network</strong>, <strong>i mercati non possono che essere &#8220;naturalmente&#8221; conversazionali</strong>, perché sempre più legati a dinamiche interattive e partecipative, di cui la tecnologia rappresenta certo un aspetto importante, ma non determinante:</p>
<p><em>&#8220;<strong>Buzz is powerful because it is in our genes</strong>. Just look out the window and consider the communication patterns of a simpler life form—in this case, birds. To understand why birds communicate, I talked to <strong>Dr. Bernd Heinrich of the University of Vermont</strong>. He studies, among other things, <strong>ravens</strong>. And ravens, as it turns out, <strong>have their own buzz</strong>.</em><span id="more-69"></span></p>
<p><em>Heinrich and his colleagues wanted to know how ravens find out about food in the cold winter of Maine, and therefore they ran some experiments to study the issue. They obtained the carcass of a cow from a farmer, then went in to the forest and put the carcass out in the snow. They waited in a nearby cabin or behind a snow-covered spruce-fir blind. After a few days a common raven appeared up in the sky and discovered the carcass.</em></p>
<p><em>This bonanza of food could feed a single bird for the entire winter. But, to the surprise of Dr. Heinrich and his colleagues, the raven flew away without taking a bite. A few days later the raven was back—this time with dozens of other ravens. The scientists repeated this experiment twenty five times, and the results were always the same: When one or two ravens detected food, they came back several days later with family and friends in tow.</em></p>
<p><em>But isn&#8217;t a raven better off keeping the secret to itself? Apparently not. <strong>&#8220;Having more pairs of looking eyes increases the likelihood that all birds will be fed, and on a continuous basis,&#8221;</strong> the scientists explained. We&#8217;re all familiar with similar behavior among ants and bees: Bees (who really should get the credit for inventing buzz) communicate through dancing. A honeybee that finds a patch of flowers goes back to its hive and performs a dance that tells the other bees where to go. A black carpenter ant that finds food sprays a secretion that excites the other ants to follow it to the food source.</em></p>
<p><em><strong>The most fundamental reason we talk is no different from the reason ravens communicate about food. Sharing information is an effective survival mechanism for ravens, bees, ants, and people.</strong> We may no longer need to trade knowledge about bison hunting, but we&#8217;re still programmed to do so&#8221;</em> (Emanuel Rosen).</p>
<p><strong>Emanuel Rosen</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0385496680/" target="_self"><strong>The Anatomy of Buzz: How to Create Word of Mouth Marketing</strong></a></p>
<p><strong>Doubleday Business</strong></p>
<p><strong>2005</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>My Research Quotes (2-Yochai Benkler)</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/06/14/my-research-quotes-2-yochai-benkler/</link>
		<comments>http://www.nexres.org/2008/06/14/my-research-quotes-2-yochai-benkler/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 07:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ph.D.]]></category>
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		<category><![CDATA[Yochai Benkler]]></category>

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		<description><![CDATA[La precedente citazione di Lovink ha avuto il merito di provocare alcune interessantissime riflessioni non tanto sugli aspetti tecnologici, quanto sull&#8217; &#8220;etica&#8221; alla base del web 2.0 e dei social media in generale. Propongo ora una riflessione a partire dal recente lavoro di Yochai Benkler, &#8220;La ricchezza della Rete&#8221;.
Yochai Benkler è Professore di Diritto alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La precedente citazione di <a href="http://www.nexres.org/2008/06/09/my-research-quotes-1-geert-lovink/" target="_self"><strong>Lovink</strong></a> ha avuto il merito di provocare alcune interessantissime riflessioni non tanto sugli aspetti tecnologici, quanto sull&#8217; &#8220;etica&#8221; alla base del web 2.0 e dei social media in generale. Propongo ora una riflessione a partire dal recente lavoro di <strong>Yochai Benkler</strong>, <em><strong>&#8220;La ricchezza della Rete&#8221;</strong></em>.</p>
<p><a href="http://www.benkler.org/" target="_self">Yochai Benkler</a> è Professore di Diritto alla <a href="http://www.law.yale.edu/" target="_self">Yale Law School</a>. Il brano che riporto qui di seguito vorrei servisse come una sorta di introduzione per poi, nei prossimi giorni, affrontare più nel dettaglio il concetto di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Commons-based_peer_production" target="_self"><strong>peer production</strong></a>.</p>
<p><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/2501252732_55132513d6.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-45" title="Yochai Benkler" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/2501252732_55132513d6-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p><em>Yochai Benkler</em>. Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/arcticpenguin/2501252732/" target="_self">arcticpenguin</a><br />
<em></em></p>
<p><em>&#8220;La decentralizzazione radicale dell&#8217;intelligenza nelle  reti di comunicazione e la centralità di idee, informazione, cultura e conoscenza per l&#8217;attività economica avanzata stanno conducendo a una nuova fase: l<strong>&#8216;economia dell&#8217;informazione in rete</strong>.</em></p>
<p><em>In questa nuova fase è possibile trasmettere cultura sfruttando molte più strade e meccanismi differenti, temporaneamente eclissati dalle economie di scala che hanno favorito la crescita di mass media concentrati e controllati, sia privati che statali.</em></p>
<p><em>L&#8217;aspetto più importante dell&#8217;economia dell&#8217;informazione in rete è che consente la possibilità di rovesciare il centro di  controllo dell&#8217;economia industriale dell&#8217;informazione. In particolare, dà la  possibilità di invertire due trend della produzione culturale che sono centrali al progetto del controllo: la <strong>concentrazione </strong>e la <strong>commercializzazione</strong>&#8221; (pp. 40-41).</em></p>
<p style="text-align: right;">-Yochai Benkler</p>
<p>Il pensiero di Benkler è ben riassunto all&#8217;interno del seguente video, risalente al 2005, che lo ritrae come speaker presso la <a href="http://www.ted.com/index.php/" target="_self"><strong>TED Conference</strong></a>. Nel video Benkler parla di <strong>&#8220;Open-source economics&#8221;</strong> riflettendo in modo particolari sugli esempi forniti da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia" target="_self"><strong>Wikipedia</strong></a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_self"><strong>Linux</strong></a>.</p>
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<p><strong>Yochai Benkler</strong></p>
<p><strong>La ricchezza della Rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà</strong></p>
<p><strong>Università Bocconi Editore</strong></p>
<p><strong>2007</strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/Wealth-Networks-Production-Transforms-Markets/dp/0300110561" target="_self"><strong>Original Version</strong></a></p>
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		<title>My Research Quotes (1-Geert Lovink)</title>
		<link>http://www.nexres.org/2008/06/09/my-research-quotes-1-geert-lovink/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 17:35:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Mizzella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ph.D.]]></category>
		<category><![CDATA[Quotes]]></category>
		<category><![CDATA[books]]></category>
		<category><![CDATA[research]]></category>
		<category><![CDATA[geert lovink]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[web2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei iniziare sin da oggi a utilizzare questo spazio per condividere alcune citazioni che ho consultato o sto consultando al fine di realizzare il mio progetto di tesi di dottorato. Sono citazioni provenienti da studi e ricerche che provengono dal filone di studi etichettabile come New Media Literacy.
La scelta che proporrò di qui a venire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Vorrei iniziare sin da oggi a utilizzare questo spazio per condividere alcune citazioni che ho consultato o sto consultando al fine di realizzare il mio progetto di tesi di dottorato. Sono citazioni provenienti da studi e ricerche che provengono dal filone di studi etichettabile come <a href="http://newmedialiteracies.org/" target="_self"><strong>New Media Literacy</strong></a>.</p>
<p class="MsoNormal">La scelta che proporrò di qui a venire non vuole avere pretese di esaustività, dal momento che la mia sarà una selezione di citazioni dettata da interessi specifici e personali, quindi non pretendo di fornire una rassegna ragionata delle citazioni più significative per quest&#8217;area di ricerca.</p>
<p class="MsoNormal">Il mio intento è, molto più<span> </span>modestamente, quello di condividere spunti di riflessione intorno a temi e problematiche<span> </span>che, sempre più velocemente, stanno ridefinendo il panorama mediatico contemporaneo.</p>
<p class="MsoNormal">Sono anche consapevole del fatto che decontestualizzare una singola citazione dal resto di un saggio o di una ricerca non è mai cosa facile, perché si rischia di mettere in evidenza soltanto alcuni aspetti a discapito di altri.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Tuttavia, mi piacerebbe che le citazioni proposte diventino scintille per poter discutere a più ampio raggio sui temi a cui le citazioni si rifanno.</p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/2263744796_77a51475c8.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-43" title="Geert Lovink" src="http://www.nexres.org/wp-content/uploads/2008/06/2263744796_77a51475c8-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><em>Geert Lovink</em>. Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/silvertje/" target="_self">Anne Helmond</a></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: #800000;"><em><span style="color: #000000;">&#8220;</span><span style="color: #000000;">Per aprire nuovi spazi sociali in cui agire bisogna lasciarsi alle spalle la religione del free: i &#8220;media sociali&#8221; hanno l&#8217;esigenza vitale di sviluppare la propria economia. Regalare i propri contenuti dovrebbe essere un atto generoso e volontario, non l&#8217;unica opzione disponibile.</span></em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: #000000;"><em>Invece di celebrare il dilettante dovremmo sviluppare una cultura di Internet che aiuti i dilettanti (che spesso sono giovani) a diventare professionisti, cosa che non accade se predichiamo loro che l&#8217;unica scelta che hanno è sbarcare il lunario durante il giorno con un McJob in modo da poter celebrare la loro &#8220;libertà&#8221; durante le ore notturne passate sulla rete.</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: #000000;"><em>E&#8217; necessaria una redistribuzione di denaro, risorse e potere: sinora il Web 2.0 ha portato benefici soltanto ai ricchi, che sono diventati ancora più ricchi. E&#8217; ora che le &#8220;folle&#8221; si chiamino fuori da questa logica&#8221; (p. 37).</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span lang="EN-GB">Geert Lovink</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span lang="EN-GB">Geert Lovink</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=2659" target="_self"><strong><span lang="EN-GB">Zero Comments. </span>Teoria critica di Internet</strong></a></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Bruno Mondadori</strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong>2008<span> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.amazon.com/Zero-Comments-Blogging-Critical-Internet/dp/0415973163/ref=pd_bbs_sr_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1213029654&amp;sr=8-1" target="_self"><strong>Original Version</strong></a></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Lovink_Geert" target="_self"><strong>Info sull&#8217;autore</strong></a></p>
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