Design, Arte, Ingegneria e Scienza
by Stefano Mizzella
“Ogni professione ha il suo “altro” – altre professioni o altri gruppi a cui è profondamente legata. Una delle differenze maggiori tra arte/scienza e design/ingegneria sta nei loro rispettivi altri.
Nell’arte e nella scienza gli altri sono il Benefattore e il Collega. Nel mondo scientifico, il collega è una parte intrinseca e manifestamente espressa di quel processo chiamato consulenza. Una verità scientifica diventa vera soltanto quando i colleghi (e non i vicini di casa, il Congresso o un’azienda) concordano nel dire che è vera. Per l’artista, il gruppo dei colleghi è fatto di altri artisti e dalla professione attinente del critico. Il benefattore è il mezzo con cui artisti e scienziati ottengono finanziamenti.
Nel mondo d’oggi questi finanziamenti provengono di solito dai governi, dalle aziende, oppure dai ricchi. Anche le università fanno la loro parte, come una volta la Chiesa. In genere i benefattori si interessano più all’artista o all scienziato che alla specifica arte o scienza che questi svolgono. Ciò attiene alla visione dell’artista e dello scienziato. La cosa particolarmente strana è che, mentre i benefattori sono le istituzioni più potenti del pianeta, artisti e scienziati spesso si considerano degli ousider. C’è qualcosa di quasi patologico negli artisti antiestablishment che cercano di far in modo che le loro opere siano presentate nei musei grazie al finanziamento dei benefattori.
Per il design e l’ingegneria gli altri sono l’Utente e il Cliente. Il cliente si presenta al designer o all’ingegnere con un problema e sborsa una parcella per vederlo risolto; il cliente fa la spunta e dice se il lavoro è stato fatto, se la richiesta è stata soddisfatta. L’utente è la persona che infine ha a che fare direttamente con l’artefatto concepito dal designer o dall’ingegnere. Per esempio, nelle arti grafiche il cliente è la persona che ordina di ideare un manifesto, che dice se va bene o se il carattere deve essere più grande, o robe del genere, e che sborsa il denaro quando il lavoro è finito. L’utente è la persona che vede il manifesto sul muro e che si spera reagisca andando al concerto. C’è molta polemica in questi ambiti tra cliente-centrismo e utente-centrismo del design/ingegneria, ma le interazioni tra utente e cliente sono importanti in entrambi i casi e possono produrre idee davvero magnifiche e deliziose.
Design senza arte, o ingegneria senza scienza, entrambi tenderebbero presto asintoticamente a diventare merce, e nel mondo globalizzato, se stai semplicemente producendo merce, sei morto. Imparare a scavalcare il muro e a portare pace tra colleghi, benefattori, utenti e clienti sono le due lezioni più importanti che io conosca per un’azienda.
Per molti anni ho partecipato a un programma allo Xerox PARC, un centro di ricerca scientifica, che aveva condotto alcuni artisti a lavorare insieme a degli scienziati. Il programma si chiamava PAIR (PARC Artist in Residence) e fu un discreto successo, forse perché artisti e scienziati sono molto simili. In seguito ho fatto lavorare insieme designer e scienziati. E questo ha avuto molto meno successo.
Credo sia stato perché gli scienziati sono convinti che i designer siano molto vicini al marketing e marketing vuol dire mentire, mentre la scienza è verità. Non potrebbe esserci differenza più profonda. E così, mentre sì, ognuno di noi copre tutt’e quattro le caselle della matrice, esse non sono uguali. Raramente vi capiterà di scambiare una conferenza d’arte con una d’ingegneria. Di rado lo studio di un designer viene scambiato con il laboratorio di uno scienziato.
Però sono proprio queste confusioni, secondo me, le cose più interessanti. E poi sono la storia della mia vita”.


Comments
Bel post Stefano! Vediamo un pò come riuscire a far capire il valore dei professionisti ibridi.
[...] il bel post del brillante Stefano [...]
il più bel post del 2009
Mi sembra di capire che lo consigli, il libro di Gold…
Perfetto: fare confusione (creativa), scambiare e confondere gli ambiti, rendere una conferenza su qualcosa, (apparentemente e sostanzialmente) su altro.
Tante volte sono il linguaggio e la pre-comprensione e la concezione di sé a imprimere chiusure. Altre è semplicemente la paura di non essere compresi dai propri colleghi. Ma più spesso di quanto si creda, ci si trova a fertilizzare il proprio terreno molto più con le idee di professionisti (e/o utenti, clienti etc.) di altri ambiti che non del proprio…
Mi fa molto piacere che la citazione sia piaciuta e abbia suscitato un dibattito. Naturalmente i complimenti per il post non vanno certo a me ma all’autore del testo.
Ho scoperto il libro di Rich Gold in modo fortuito, attirato prima di tutto dalla prefazione di John Maeda, di cui avevo letto il bellissimo “Le leggi della Semplicità”.
Gold utilizza una bella metafora per descrivere il suo status di “professionista ibrido”, ovverro la metafora dei quattro cappelli: dice infatti di aver passato la sua vita a mettersi e togliersi i cappelli dell’artista, dello scienziato, del designer e dell’ingegnere (tra l’altro Gold amava disegnare e le vignette contenute nel libro sono molto più efficaci di questa descrizione).
Restando nella metafora dei cappelli, dice poi di averne messo spesso uno sopra l’altro, proprio come fanno i clown del circo, mentre altre volte ne ha indossati più di due contemporaneamente.
Come dire…il processo innovativo non può certo arrestarsi di fronte al linguaggio con cui descriviamo cose, persone o saperi. Incomprensione tanto esterna (verso professionisti di ambiti diversi) quanto interna (verso i propri colleghi), che può condurre al paradosso di comunicazioni efficaci tra scenari e competenze diversissime, come sottolinea giustamente Bonaria.
E la rete, il fare e farsi rete, che ruolo gioca in tutto questo? Forse è proprio qui che si arresta lo sguardo visionario di Gold, morto prematuramente nel 2003, quando risultavano ancora immature le azioni sociali e socializzanti del web. Nessuno nel 2003 parlava di web 2.0, ma in quello stesso anno iniziava a svilupparsi dal basso un progetto denominato “Wikipedia”, che del 2.0 sarebbe diventato uno dei simboli indiscussi.
Come dite? Siamo nel 2009, del web 2.0 ne parla anche Studio Aperto e noi siamo ancora qui, a sperare che prima o poi venga riconosciuto il valore di un approccio ibrido capace di superare il provicialismo delle singole professioni? Mmm, allora forse qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto…meglio però non farlo sapere a persone come Gold, capaci di trovare nelle intersezioni dei quattro cappelli lo spirito di un tempo che non è più il loro…