About Itsme

by Stefano Mizzella

Dopo aver segnalato l’evento, provo ora a raccogliere alcune riflessioni intorno alla presentazione del progetto Itsme di martedì. Non voglio dilungarmi più di tanto nella descrizione del progetto, che delego alle slide ufficiali embeddate di seguito:

Quel che posso fare è provare a sintetizzare in poche righe il concept di Itsme: sin dal Superbowl del 1984, giorno in cui Apple ha presentato al mondo intero il suo Macintosh, il personal computer continua a basarsi, a livello di interfaccia, sulla metafora del desktop (anche se, come viene precisato nelle slide, l’idea della desktop metaphor è stata sviluppata in origine dal team di Alan Kay presso lo Xerox Parc).

Da più di trent’anni tutti noi, ancora oggi, continuiamo a lavorare e a interagire con macchine basate su un’interfaccia ormai datata, incapace di tenere il passo rispetto alla mole di informazioni utilizzate (information overload) e, ancor di più, alla costante evoluzione del web.

Partendo da questo scenario nasce e si sviluppa l’idea di Itsme: inventare una nuova workstation in grado di risolvere il problema della dispersione di informazioni e progettata per ottimizzare le principali attività di knowledge working. Come riuscirci? Basando il sistema su una nuova metafora: “stories and venues”.

Storie e luoghi in cui le storie avvengono. La sfida principale di Itsme risiede nel tentativo di classificare tutte le informazioni a nostra disposizione in base alle storie di cui quelle stesse informazioni fanno parte. Adottando la vecchia desktop metaphor, siamo infatti costretti a classificare e ricercare le nostre informazioni attraverso una strategia casuale e incompleta di “divide et impera”. Senza dimenticare il fatto che quando lavoriamo vorremmo avere tutte le informazioni più significative di fronte, perché anche il solo cercarle equivale a una distrazione.

Le storie e i luoghi in cui le storie prendono senso sono, nel progetto Itsme, il punto di partenza fondamentale per dividere e classificare le informazioni e i contenuti di un personal computer. Senza andare oltre nella descrizione delle specifiche del progetto, vorrei provare ora a schematizzare quelli che reputo essere i “pro” e i “contro” dell’iniziativa promossa dal prof. De Michelis:

PRO

  • lodevole e assolutamente condivisibile la volontà di proporre un’alternativa rispetto alla vecchia desktop metaphor;
  • apprezzabile anche lo sforzo compiuto in fase di progettazione nell’osservare da vicino non solo le necessità ma anche e soprattutto i desideri degli utenti;
  • inclusione dell’asse temporale nell’architettura dell’interfaccia, in modo tale che l’interfaccia possa attingere a una profondità cronologica nel recuperare prima le venue a cui si sta lavorando e poi le venue archiviate;
  • il sistema di organizzazione delle informazioni e dei contenuti vuole essere leggero, non gerarchico e, cosa ancor più importante, trasparente al’utente in ogni singola azione;
  • si tratta di un’idea innovativa nata in Italia e sviluppata da un team italiano, elemento non da poco se rapportato all’ambiziosità del progetto;
  • Il front-end si basa su Linux, lo sviluppo del software è affidato a programmatori Linux e il prodotto finale verrà rilasciato in modalità open source;
  • grande attenzione riservata al design nella progettazione dell’hardware che dovrà ospitare il nuovo sistema operativo;
  • il considerare la comunicazione come elemento fondamentale di progettazione. Lo si è visto in eventi come lo Smau o il Festival della Creatività, nel corso dei quali è stato chiesto alle persone di partecipare, in modo divertente e innovativo, alla fase di progettazione del sistema.

CONTRO

  • Gli obiettivi principali di Itsme sono la realizzazione di un nuovo sistema operativo unita all’ideazione e alla realizzazione di un laptop innovativo in cui installare il nuovo OS. Ideare e costruire da zero sia il software che l’hardware di un simile progetto fa un po’ tremare i polsi, se si pensa alle risorse quasi illimitate in termini di investimento e sviluppo su cui possono contare i mostri sacri del settore. La mia (poca) esperienza mi ha insegnato che 9 volte su 10 (o forse anche di più) l’idea meno innovativa con a disposizione un budget migliore vince sull’idea davvero innovativa priva di un budget adeguato. Per cui, vista l’entità del progetto, auguro al team di Itsme di trovare persone interessate a investire seriamente sul loro progetto, altrimenti qualsiasi tentativo di fare guerra ai giganti del settore sarà perso in partenza;
  • in molti stanno investendo sul cloud computing, mentre Itsme dichiara con orgoglio di guardare da tutt’altra parte, privilegiando a un approccio web based un sistema in cui l’utente è in pieno possesso di contenuti e informazioni, senza bisogno di utilizzare server di terze parti. Di certo il controllo dei propri dati è forse il maggior problema del cloud computing, ma i vantaggi relativi alla possibilità di accedere ai dati da qualsiasi dispositivo sono senza alcun dubbio rilevanti e giustificano gli ingenti investimenti di molte società verso questa direzione. Ragionando anche su un possibile inserimento nel mercato di un futuro laptop Itsme, questo dovrebbe a mio parere scontrarsi anche con la quota emergente di netbook (Eee Pc e simili) che trovano parte del loro successo proprio sull’utilizzo del cloud computing. Non dimentichiamoci che sempre più “knowledge workers” (il target ideale di Itsme) lavorano a casa o in ufficio su un fisso potente mentre in mobilità preferiscono la leggerezza e le dimensioni ridottissime di un netbook (senza dimenticare i costi ridotti). In più, questa sorta di preclusione verso il cloud computing potrebbe creare problemi di convergenza tra Itsme e altri dispositivi mobili;
  • la principale ambizione di Itsme è, da quanto ho potuto percepire, quella di sfidare Apple ponendosi come una reale alternativa per coloro che utilizzano il personal computer in modo professionale. Al di là di qualsiasi sproporzione tra i due versanti in termini di budget e risorse a cui attingere, Apple è da considerarsi uno degli esempi più illustri di ciò che Kevin Roberts definisce “lovemark”: un brand capace non solo di fidelizzare i proprio clienti, ma addirittura di farli innamorare del prodotto, creando un rapporto  fortemente empatico tra prodotto (o servizio) e consumatori. Apple è un lovemark consolidato, Itsme vuole diventarlo. Per quanto alcuni guru del marketing parlino di marketing emozionale, l’empatia verso un prodotto è quanto di più difficile ci sia da progettare. L’ennesima sfida, difficile quanto affascinante, a cui Itsme è chiamata a rispondere.