Snack Culture? La dieta digitale degli studenti universitari
Pubblichiamo online i primi risultati della ricerca “Snack Culture? La dieta digitale degli studenti universitari”.
Potete scaricarla dal sito di Numedia Bios: http://numediabios.eu/
Oppure, potete visionarla, scaricarla o embeddarla sul vostro blog dal nostro account su SlideShare: http://www.slideshare.net/NumediaBios
Ricordo, infine, che l’intera ricerca è rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5.
Stefano Mizzella on Novembre 13th 2008 in research


Snack Culture, la dieta digitale degli studenti universitari | Digital Natives responded on 13 Nov 2008 at 11:39 #
[...] Stefano Mizzella segnala sul suo blog il rilascio pubblico (e in Creative Commons!) della ricerca di Numedia Bios, il [...]
Federico Bo responded on 13 Nov 2008 at 11:49 #
Davvero un’ottima ricerca.
Società della solitudine mi ha colpito.
Anche il titolo. Giustificato dai dati.
La comunicazione interpersonale c’è. La comunicazione con il presente anche (vedi citazione della ricerca Born Digital).
La comunicazione transtemporale con le idee, i racconti, le storie di chi ci ha preceduto sembra di no. C’è l’impressione di un reset.
Il presente, forse il futuro. Il passato, la memoria tralasciata?.
“Notando che i nativi digitali non leggono giornali e riviste, ma assorbono le notizie per l’intera giornata navigando tra vari siti web, molte persone meno giovani ritengono che la loro comprensione dei fatti sia superficiale e limitata ai titoloni. Impressione sbagliata, perché sottovalutano la profondità della conoscenza che i nativi digitali apprendono dal web e l’interazione costruttiva con l’informazione”(Da Born Digital: Understanding the First Generation of Digital Natives - via Apogeonline http://www.apogeonline.com/webzine/2008/11/12/01/200811120101)
Stefano Mizzella responded on 13 Nov 2008 at 13:23 #
Grazie Federico.
“Società della solitudine” è davvero un elemento di riflessione molto forte. Ho sottolineato questo concetto anche durante il convegno, dal momento che sono stato io a presentare le ultime slide della ricerca.
Ti racconto questo aneddoto perché non eri presente al convegno: quando ho mostrato quella frase, spiegando che per molti studenti l’”ipertrofia” (pensa a facebook) di amicizie online (sempre che abbia ancora senso definirle amicizie) altro non è che un rimedio o un antidoto alla solitudine reale, dalla platea è partito il primo e unico applauso spontaneo della presentazione. Ad applaudire erano quasi tutti studenti, ovvero il target esatto della nostra ricerca.
Quindi, a mio parere, dobbiamo prendere atto di un utilizzo più consapevole e anche critico di queste piattaforme, in cui le persone entrano mettendosi in gioco in prima persona (nome e cognome, foto personale, ecc.) e gestendo in modo oculato la “pubblicizzazione” del loro privato.
Di certo questo non accadeva nei forum e nelle chat generaliste, in cui il nickname e un avatar “proteggevano” la persona da questa sorta di corto circuito tra pubblico e privato.
Assolutamente d’accordo con la tua riflessione sulla “memoria tralasciata”. E’ anche vero, però, che questa nuova generazione di piattaforme e social network terrà traccia della nostra presenza più di qualsiasi altro dispositivo tecnologico mai creato, contribuendo a ridefinire quantità e qualità della memoria condivisa. Ancora una ragione in più per giustificare la sensazione di “reset”…