Perché mi sto innamorando di Tumblr
by Stefano Mizzella

Mi sto innamorando di Tumblr. Ho scoperto questo servizio qualche mese fa, molto incuriosito da quanti lo recensivano come una sorta di “blog asociale“. Un vero e proprio ossimoro difficile da ignorare occupandomi di social media.
Mi sto innamorando di Tumblr perché credo fermamente nel valore della semplicità non solo in termini di design, ma a più ampio raggio come filosofia di vita. E’ questa la più grande lezione che si può trarre dalle parole di John Maeda e, prima ancora, di Ludwig Mies van der Rohe.
Less is More, dunque. Ma l’estrema semplicità e funzionalità della sua interfaccia è bilanciata dal minimalismo quasi provocatorio del suo design. Questione di gusti, sicuramente, ma di fronte all’ostentata ipertrofia di widget che dilaga nella blogosfera, la prima volta che sono entrato in Tumblr ho avuto una sensazione simile a quando chiusi nel traffico della tangenziale immaginiamo per un attimo di poter sostare comodamente in un’area verde, lontana da clacson e ingorghi stradali.
Di certo non potrebbero usare Tumblr coloro che utilizzano il proprio blog come fonte diretta di business. Niente AdSense, nessuno spazio nel template per l’advertising, figuriamoci banner. Di certo non potrebbero usare Tumblr coloro che non vogliono rinunciare a un canale di comunicazione bidirezionale (o quasi) con i propri lettori. Tumblr, infatti, non permette l’aggiunta di commenti ai post. Avete capito bene.
E qui viene il bello. Perché, dunque, postare qualcosa, mettere in condivisione un’informazione, un’immagine o un video, senza permettere che gli altri utenti possano esprimere il proprio parere a riguardo? Il web 2.0 si regge infatti intorno al presupposto della partecipazione. Ad ogni possessore di un blog fa piacere ricevere i commenti di altri utenti intorno a ciò che si scrive. Almeno per me, ma penso di parlare a nome di molti, i commenti sono quasi sempre fonte per ulteirori stimoli e riflessioni, utilissimi sia a livello personale che professionale. Siamo o non siamo nell’era dei social media, dove i mercati sono conversazioni e il passaparola è alla base delle più moderne forme di marketing e comunicazione online? Tumblr è volutamente “asociale” per dare un’alternativa al blogging tradizionale. Questa è l’unica spiegazione, la più semplice.
Ma ce n’è un’altra di spiegazione, forse più sottile, che mi sta facendo letteralmente innamorare di questo servizio. Ho cercato di analizzare da vicino il modo in cui alcuni blogger, famosi e meno famosi, utilizzano un Tumblr blog accanto al proprio blog “ufficiale”. Alcuni di loro hanno sperimentato Tumblr per qualche mese e poi lo hanno abbandonato, spinti forse solo dal desiderio di testare in prima persona l’ennesimo nuovo tool. Ma decisamente più interessanti sono coloro che, pur privilegiando il proprio blog ufficiale, continuano ad aggiornare con regolarità anche il proprio Tumblr. E’ come, per usare un’altra metafora, se il Tumblr fosse il “b-side” dei loro blog ufficiali. Quello spazio ancora grezzo, “sporco”, in cui un blogger appunta idee, opinioni, link, prima di trasformarli in un ragionamento compiuto, in un post sapientemente “impacchettato”.
Come gli schizzi o gli scarabocchi tratteggiati velocemente su un pezzo di carta, o su un post-it impiastricciato, che spesso sono il primo step di un progetto destinato ad avere successo, o costretti invece solo a rimanere l’espressione di un’idea fugace incapace di consolidarsi. La sensazione avuta, e che come tale deve essere presa, è che molti postino su Tumblr “fregandosene” di chi leggerà. Lo dico in termini positivi, sia ben chiaro. E’ come dire: “tutti i miei lettori conoscono a memoria il mio blog, quella è la bella copia di ciò che scrivo e penso. Tumblr non lo conosce ancora nessuno, al massimo lo leggono un paio di miei amici o colleghi. Su Tumblr non ho il dovere di piacere a tutti, sono solo spunti, citazioni che mi piacciono, foto che mi hanno ispirato, tutto qui”.
Tumblr sembra essere, dunque, uno spazio privato da condividere, ma anche no!. Altro ossimoro dunque, altra contraddizione in termini. Ma è proprio questa la sensazione prevalente che ho avuto in queste prime settimane di utilizzo. Per questo motivo, il mio Tumblr non sarà un mini-blog di “appoggio” per il blog ufficiale (sempre che questo lo sia). Sarà semplicemente un mio spazio, dove infilerò senza alcuna logica, tag o categoria le mie cose, quelle che mi piacciono e mi sono utili, fregandomene di qualsiasi aspetto “social”. Semplice.
ps. il mio Tumblr è questo

Comments
Benvenuto nel club! Ho cominciato ad usare Tumblr appena dopo la sua apparizione: non è solo un efficace e veloce – selezionare e ripubblicare testi, foto ecc è proprio divertente con il plugin per Firefox – rassegna stampa personale ma è anche un monitor che segnala i picchi di attenzione durante la mia navigazione nella Rete.
Inoltre mi sono accorto che spesso ed in maniera inconsapevole mi ritrovo dei mini-percorsi quotidiani che collegano i frammenti raccolti in Rete.
Ci sono molti modi di utilizzare un tumblelog; non so perché ma l’altro giorno pensavo che fosse un ottimo strumento per annotare i propri sogni – ed incubi – notturni.
Il mio è De Novi Web, http://denoviweb.tumblr.com/, minimal Fontana style…
Anch’io ho attivato il plugin per Firefox, è davvero semplicissimo e geniale.
La tua visione di Tumblr come bloc notes per sogni ed incubi notturni è davvero suggestiva, mi piace!
Io credo che uno strumento come Tumblr eserciti l’ascolto più che il parlare ad alta voce. Nell’ipertrofia conversazionale della blogosfera attuale Tumblr invoglia a ricercare, ascoltare con più attenzione, selezionare tracce di senso e farle proprie attraverso un processo di riappropriazione creativa.
E’ per questo che non sono assolutamente d’accordo con quanti ritengono Tumblr un semplice sistema evoluto di “copia e incolla”. Mi verrebbe da citare Umberto Eco, quando afferma che in semiotica ogni traduzione è prima di tutto un tradimento. Questo vuol dire che anche la semplice selezione di una citazione lascia una traccia evidente del blogger che la compie.