My Research Quotes (1-Geert Lovink)
by Stefano Mizzella
Vorrei iniziare sin da oggi a utilizzare questo spazio per condividere alcune citazioni che ho consultato o sto consultando al fine di realizzare il mio progetto di tesi di dottorato. Sono citazioni provenienti da studi e ricerche che provengono dal filone di studi etichettabile come New Media Literacy.
La scelta che proporrò di qui a venire non vuole avere pretese di esaustività, dal momento che la mia sarà una selezione di citazioni dettata da interessi specifici e personali, quindi non pretendo di fornire una rassegna ragionata delle citazioni più significative per quest’area di ricerca.
Il mio intento è, molto più modestamente, quello di condividere spunti di riflessione intorno a temi e problematiche che, sempre più velocemente, stanno ridefinendo il panorama mediatico contemporaneo.
Sono anche consapevole del fatto che decontestualizzare una singola citazione dal resto di un saggio o di una ricerca non è mai cosa facile, perché si rischia di mettere in evidenza soltanto alcuni aspetti a discapito di altri.
Tuttavia, mi piacerebbe che le citazioni proposte diventino scintille per poter discutere a più ampio raggio sui temi a cui le citazioni si rifanno.
Geert Lovink. Foto: Anne Helmond
“Per aprire nuovi spazi sociali in cui agire bisogna lasciarsi alle spalle la religione del free: i “media sociali” hanno l’esigenza vitale di sviluppare la propria economia. Regalare i propri contenuti dovrebbe essere un atto generoso e volontario, non l’unica opzione disponibile.
Invece di celebrare il dilettante dovremmo sviluppare una cultura di Internet che aiuti i dilettanti (che spesso sono giovani) a diventare professionisti, cosa che non accade se predichiamo loro che l’unica scelta che hanno è sbarcare il lunario durante il giorno con un McJob in modo da poter celebrare la loro “libertà” durante le ore notturne passate sulla rete.
E’ necessaria una redistribuzione di denaro, risorse e potere: sinora il Web 2.0 ha portato benefici soltanto ai ricchi, che sono diventati ancora più ricchi. E’ ora che le “folle” si chiamino fuori da questa logica” (p. 37).
Geert Lovink
Geert Lovink
Zero Comments. Teoria critica di Internet
Bruno Mondadori
2008


Comments
Noto con piacere che l’atmosfera business oriented di Milano ti ha completamente conquistato.
Bravo
Interessante e mi sembra in buona parte condivisibile. Ma qual’è quindi la ricetta di Lovink?
Carissimo Davide, mi fa piacere che ti faccia piacere
Diciamo che questa esperienza milanese mi sta facendo crescere molto, sia dal punto di vista personale che professionale.
In Bicocca ho trovato terreno fertile per portare avanti ricerche che vogliono – o meglio vorrebbero – confrontarsi sia col mondo accademico che con quello delle imprese. Nella mia precedente esperienza romana, invece, ho spesso notato una sorta di scetticismo diffuso nel momento in cui si provava a mettere il naso al di fuori del contesto universitario rivolgendosi all’impresa.
Tuttavia, credo anche che sarebbe banale nonché estremamente superficiale ridurre la questione a un confronto Roma-Milano. Il confronto, semmai abbia senso di essere, è concentrato sulle persone, sulle strutture, sulla mentalità e soprattutto, più prosaicamente, sui fondi a disposizione per fare ricerca…
Un abbraccio
Caro Gianandrea,sono contento perché mi offri la possibilità di approfondire il discorso proposto da Lovink.
Sintetizzare la sua “ricetta” non è semplice, anche perché i suoi testi, se pure validissimi e stimolanti sul versante teorico, soffrono forse di una eccessiva astrazione spesso priva di un radicamento concreto agli oggetti della sua analisi.
La sua ricetta dunque, concedimi la forzatura, appare più che altro “politica”, come si evince dal brano che riporto qui di seguito:
“Sempre più persone stanno cominciando a mettere in discussione il modello economico del Web 2.0. Perché gli utenti dovrebbero continuare a pubblicare tutti quei dati privati, dai quali una manciata di aziende ricava miliardi di dollari di profitti?
Perché dovrebbero cedere gratuitamente i loro contenuti mentre un pugno di imprenditori del Web 2.0 sta facendo i milioni? Che prezzo siamo disposti a pagare per la gratuità?
Perché non usiamo la nostra “immaginazione collettiva” per escogitare modelli sostenibili per una cyberinfrastruttura pubblica? E’ ora di rompere il consenso liberista.
Da sociale a socialista, il passo è breve. E’ tempo di tornare a essere utopisti e cominciare a edificare una sfera pubblica al di fuori degli interessi a breve termine delle corporation e della volontà di regolamentazione dei governi.
E’ ora di investire nell’educazione, ricostruire la fiducia e svincolarsi dalla retorica securitaria post-undici settembre” (p. 4).
Mi confermi l’impressione che avevo, cioè di un modo di affrontare i problemi vecchio!
Si dice cosa non va e poi si fanno mirabolanti discorsi su come sarebbe bello sé…
Basta!
Che ce ne facciamo di riflessioni così?
Ora quelli che da tempo hanno notato i punti deboli del Web 2.0 hanno trovato un libro per rafforzare le loro opinioni, Lovink farà da un pò di soldi e nel mentre aspettiamo che ci sia anche qualcuno che proponga dei modelli più concreti
[...] precedente citazione di Lovink ha avuto il merito di provocare alcune interessantissime riflessioni non tanto sugli aspetti [...]